Al-Darb al-Ahmar, Il Cairo, Egitto

Il Mevlevi Sama Khane del Cairo: il teatro circolare dei dervisci dietro un portoncino di al-Darb al-Ahmar

A Il Cairo, dietro la Moschea di Sultan Hassan, una sala circolare in legno dove danzavano i dervisci Mevlevi: il Museo Mevlevi.

Il Mevlevi Sama Khane del Cairo: il teatro circolare dei dervisci dietro un portoncino di al-Darb al-Ahmar

Nella Cairo islamica, lungo Shari' al-Suyufiyya nel quartiere di al-Darb al-Ahmar, c'è un portoncino che non promette niente. Niente facciata monumentale, niente cartelli vistosi. Eppure varcandolo si entra in uno degli interni più strani e belli della città: il Mevlevi Sama Khane, la sala rituale dei dervisci rotanti, costruita sopra una madrasa mamelucca del Trecento. È catalogato ufficialmente come Madrasa di Amir Sunqur Sa'di e oggi funziona come Museo Mevlevi (Museo Mawlawiyya).

Il sito è stratificato come una cipolla. La struttura originaria è una madrasa con ribat (convento femminile) e mausoleo, fatta costruire tra il 1315 e il 1321 dall'amir mamelucco Sunqur Sa'di, segretario dell'esercito sotto il sultano al-Nasir Muhammad. Sunqur non vi fu mai sepolto: cadde in disgrazia e fuggì a Tripoli nel 1323, e nella camera funebre finì invece lo sceicco Hasan Sadaqa, da cui il nome alternativo dell'edificio. Vale la pena guardare le iscrizioni in stucco del mausoleo: sono tratte dalle Maqamat di al-Hariri, letteratura profana, una scelta insolita per un monumento funebre islamico.

La parte che lascia a bocca aperta arriva dopo. Nel 1607 il complesso fu donato all'ordine sufi dei Mevlevi (i "dervisci rotanti", originari della Turchia di Rumi) da un pascià ottomano yemenita, Yusuf Sinan. Sopra l'antico cortile della madrasa, nel 1810, i Mevlevi costruirono la semahane: una grande sala in legno in stile barocco ottomano, 15 metri per 15, con al centro un piano circolare di danza di 10,65 metri sotto un'ampia cupola. È qui che girava la cerimonia del sama. Una galleria su due piani corre tutt'intorno, e la cupola è dipinta — la decorazione risale al 1857 — con paesaggi, giardini, uccelli e un'iscrizione araba circolare al vertice. L'effetto, dal centro del pavimento, è quello di stare dentro un carillon a grandezza naturale. I dervisci rimasero qui fino al 1945.

Il restauro è una storia egiziano-italiana. Gli scavi partirono negli anni Settanta con una missione italiana; il museo aprì nel luglio 1988, e nuovi lavori tra il 2002 e il 2007 riportarono alla luce il cenotafio marmoreo di Sunqur, rimasto inutilizzato al centro della camera. Negli ambienti dell'antico ribat ha oggi sede il Centro italo-egiziano per il restauro e l'archeologia. Sopra tutto svetta un minareto di pietra alto 32 metri, parente stretto di quello della tomba di Salar e Sangar al-Gawli.

Come arrivarci: l'indirizzo è 31 Shari' al-Suyufiyya (al-Soufeya), al-Darb al-Ahmar, accanto al Palazzo dell'Amir Taz. Il punto di riferimento è la grande Moschea di Sultan Hassan, sull'omonima piazza ai piedi della Cittadella: da lì si imbocca la via laterale e si cammina pochi minuti tra i vicoli. Non confondere il sito con la moschea di Sultan Hassan stessa, che è un altro monumento. Conviene combinare la visita con il vicino Palazzo Amir Taz e con il quartiere monumentale di al-Darb al-Ahmar, ricco di moschee mamelucche. Verifica gli orari sul posto o presso il Ministero del Turismo e delle Antichità, perché possono cambiare; il biglietto è quello dei siti minori dell'antichità islamica. La luce migliore per la cupola dipinta è quella diurna piena, quindi punta sulla mattina. I mesi più ragionevoli per camminare nella Cairo islamica sono quelli freschi, da ottobre ad aprile: in estate il caldo nei vicoli è impegnativo.

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