Charoen Chai, l'isolato di shophouse del 1898 nella Chinatown di Bangkok
Tra carta votiva e un museo gratuito in un'ex bottega d'opera cinese: l'angolo del 1898 sopravvissuto alla metro nella Chinatown di Bangkok.
Foto: Jacob Siverskog (CC BY-SA 2.5) — Wikimedia Commons
A pochi passi dalla stazione MRT Wat Mangkon, nel cuore della Chinatown di Bangkok, c'è un isolato che la maggior parte dei visitatori attraversa senza fermarsi. Si chiama Charoen Chai, e occupa lo spazio tra Charoen Krung Road e Phlappha Chai Road, nel distretto di Pom Prap Sattru Phai. Le prime shophouse in stile coloniale qui furono costruite nel 1898, durante il regno di Rama V (re Chulalongkorn). La comunità cinese conosceva la zona come Tong Heng Gouy, "la lunga canna di bambù". I vicoli avevano funzioni precise: lungo il Soi Charoen Chai 1 si abitava, mentre nel Soi Charoen Chai 2 si lavorava, tra negozi di liquori, dispensari di medicina cinese e ambulatori. A popolarlo arrivarono prima i cantonesi, poi i teochew, commercianti e operai.
Intorno al 2010 l'isolato rischiò di sparire. La costruzione della linea blu della metropolitana, che corre sotto Charoen Krung Road, fece lievitare i valori dei terreni e mise in discussione la sopravvivenza del quartiere. Invece di cedere, i residenti si organizzarono: nel 2011 il Charoen Chai Conservation and Rehabilitation Group recuperò una vecchia shophouse a due piani e la trasformò in un piccolo museo, il Baan Kao Lao Rueng ("la casa antica che racconta storie"). Da allora la comunità organizza anche un festival annuale, il Charoen Chai Moon Festival, per tramandare la memoria cino-thai.
L'edificio scelto non è casuale: prima di diventare museo era abitato da artisti dell'opera cinese. Oggi all'interno si vedono i costumi di scena dei cantanti, oggetti e utensili della vita quotidiana di un tempo, pannelli sulla storia degli immigrati e sull'architettura delle shophouse. È piccolo, si visita in mezz'ora, e racconta una cosa precisa: come una comunità di immigrati ha messo radici in questo angolo di città e come ha deciso di non lasciarsi cancellare. L'ingresso è gratuito; all'entrata c'è una cassetta per le donazioni, che è il modo concreto per sostenerlo.
Tutto attorno, i vicoli sono il più grande mercato all'ingrosso di carta-moneta votiva (joss paper) di Bangkok. È un commercio vivo, non una scenografia: cataste di banconote per l'aldilà, e repliche in carta di oggetti da bruciare per i defunti secondo la tradizione cinese. L'offerta si è modernizzata negli anni e accanto agli incensi e alle carte tradizionali si trovano riproduzioni di smartphone, tablet, orologi di lusso e automobili. Si cammina tra botteghe che impacchettano ordini per templi e famiglie, con il rumore della carta e l'odore dell'incenso.
Come arrivarci: MRT linea blu, fermata BL29 Wat Mangkon. Uscendo su Charoen Krung Road si imbocca il Soi Charoen Krung 23, un vicolo stretto pieno di banchi, adiacente al tempio Wat Mangkon Kamalawat. Il museo si trova al civico 32 di Charoen Chai Alley, vicino all'incrocio tra il Soi 23 e il Trok Charoen Chai. È aperto tutti i giorni, indicativamente dalle 8 alle 17. Il periodo migliore per camminarci è la stagione secca e più fresca, da novembre a febbraio, quando l'umidità di Bangkok dà tregua e i vicoli si percorrono senza affanno.