Una colonna sola contro lo Ionio: Capo Colonna, il santuario dimenticato di Crotone
Sul promontorio più orientale della Calabria resiste un'unica colonna dorica, ultima testimone del grande tempio di Hera che fu il cuore sacro della Magna Grecia.
A pochi chilometri da Crotone, dove la terra si assottiglia e finisce contro il mar Ionio, si arriva a Capo Colonna quasi per caso. Il vento arriva da lontano, l'erba è bassa e bruciata dal sale, e poi la vedi: una sola colonna dorica in piedi, alta poco più di otto metri, isolata sul ciglio della scogliera. È tutto ciò che resta di uno dei santuari più importanti del mondo greco d'Occidente.
Qui sorgeva il tempio di Hera Lacinia, le cui origini risalgono all'età arcaica e dedicato alla dea protettrice. Non era un luogo qualunque: era meta di pellegrinaggio per le popolazioni della Magna Grecia, un punto di riferimento condiviso che andava oltre la singola città. Oggi del grande edificio restano le fondazioni affioranti, parte dello stilobate e quella colonna superstite, che dà il nome al capo e che da secoli i marinai vedono per prima dal mare.
Il parco archeologico si estende per circa cinquanta ettari sul promontorio, tra macchia mediterranea, sentieri di terra battuta e tratti di costa intatti. Si cammina senza fretta, leggendo i pannelli, ascoltando soltanto il mare. Poco distante un piccolo museo raccoglie i reperti dell'area, frammenti votivi e oggetti che raccontano la devozione di chi saliva fin quassù. Manca quasi del tutto la folla: spesso si condivide il sito con poche altre persone.
È questa la sua forza. Capo Colonna non si impone con la monumentalità di Paestum o di Agrigento; chiede attenzione, silenzio, il tempo di guardare una colonna che ha attraversato terremoti e saccheggi restando in piedi. Un'alternativa autentica per chi cerca la Magna Grecia lontano dai circuiti affollati.
Si visita facilmente in giornata da Crotone. Meglio scegliere la primavera o l'inizio dell'autunno, quando la luce è limpida e il caldo non è ancora eccessivo. Portate acqua, scarpe comode e rispetto per un luogo fragile: niente scavi improvvisati, niente rumore. Restate fino al tramonto, quando la pietra si accende d'oro sopra lo Ionio.