San Floriano del Collio, Friuli-Venezia Giulia, Italia

San Floriano del Collio: la chiesa sul colle e il Collio che nessuno ha fretta di visitare

Sul crinale che separa Italia e Slovenia, un borgo di vigne, una chiesa risorta dalle macerie della Grande Guerra e colline dove il silenzio vale quanto il vino.

San Floriano del Collio: la chiesa sul colle e il Collio che nessuno ha fretta di visitare

Foto: Marchetto da Trieste (CC BY-SA 4.0) — Wikimedia Commons

Ci sono luoghi in Friuli-Venezia Giulia che la gente attraversa senza fermarsi, diretta altrove. San Floriano del Collio, in provincia di Gorizia, e uno di questi: un pugno di case arroccate a 276 metri sul colle che da il nome al paese, a pochi passi dal confine sloveno. Qui il Collio goriziano non e la cartolina affollata che ci si immagina, ma una distesa di vigneti pettinati e boschi dove il rumore piu forte e quello del vento tra i filari.

Nel cuore del borgo si incontra la chiesa di San Floriano, dedicata a San Floriano Martire, che molti chiamano ancora pieve per consuetudine. La sua storia racconta bene queste terre di confine: l'edificio antico fu ridotto in macerie durante la Prima guerra mondiale, e quello che si vede oggi venne ricostruito negli anni Venti, completato e consacrato nel 1926, nell'ambito del grande lavoro di rinascita seguito al conflitto. Non e un monumento da guida turistica, ma una presenza sobria che vale la sosta, con i suoi altari e il fonte battesimale.

Accanto alla chiesa svetta il castello dei conti Formentini, complesso di origine medievale rimaneggiato nei secoli e oggi legato all'accoglienza e al golf. Ma la vera ricchezza di San Floriano sta fuori dalle mura, nei sentieri che salgono e scendono tra le vigne. Questo e uno dei distretti del vino piu rinomati d'Italia, eppure le cantine qui si raggiungono per strade strette dove e raro incrociare un'auto.

Il modo giusto di viverlo e a passo lento: camminare tra i vigneti al mattino presto, fermarsi in una piccola azienda a conduzione familiare, sedersi a guardare il crinale che digrada verso la pianura isontina. Si parla italiano, sloveno e dialetto, spesso nella stessa frase, e il paesaggio sembra non conoscere il confine che lo attraversa.

Venite in primavera o nelle settimane della vendemmia, quando le colline cambiano colore e i borghi restano comunque tranquilli. Lasciate l'auto, riempite la borraccia, e concedetevi il lusso, qui ancora possibile, di non incontrare nessuno.

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