L'Eremo di Santa Caterina del Sasso, a strapiombo sul nulla del lago
Aggrappato alla roccia sopra il Lago Maggiore, questo eremo nato da un voto medievale resta un piccolo miracolo di silenzio, lontano dalle rotte di massa della sponda piemontese.
Foto: Gianni Careddu (CC BY-SA 4.0) — Wikimedia Commons
Ci sono luoghi che non si capiscono dalla strada, ma solo quando ci si arriva sopra, da nord, e si vede l'edificio incollato a una parete di pietra che cade verso l'acqua. L'Eremo di Santa Caterina del Sasso, sulla sponda lombarda del Lago Maggiore nel comune di Leggiuno, è uno di questi. Un nastro di muri, campanili e logge sospeso tra la roccia e il vuoto, dove il lago sembra cominciare proprio sotto i piedi.
La leggenda parla di un mercante, Alberto Besozzi, che secondo la tradizione attorno al 1170 scampò a un naufragio e fece voto a Santa Caterina di ritirarsi in preghiera in una grotta di questa rupe. Da quel gesto solitario nacque, nei secoli successivi, un complesso monastico abitato da comunità religiose, tra cui monaci agostiniani e poi carmelitani. Dichiarato monumento nazionale nel 1914, l'eremo è stato a lungo dimenticato prima di importanti restauri novecenteschi.
Quello che resta è un insieme raro: chiese e cappelle che si rincorrono lungo lo strapiombo, affreschi consumati dal tempo, un loggiato da cui lo sguardo corre verso le montagne dell'altra riva. Non è grande, non è monumentale nel senso roboante del termine. È il contrario: misurato, raccolto, fatto per chi accetta di rallentare.
Mentre le perle del Maggiore, dalle isole Borromee a Stresa, si riempiono di pullman, qui l'accesso stesso filtra le folle. Si scende a piedi da una lunga scalinata che taglia il bosco, oppure si arriva in battello dal lago, o ancora con l'ascensore scavato nella roccia. Ogni via impone un piccolo sforzo, e proprio per questo l'eremo conserva la sua aria sospesa.
Il consiglio è di venire fuori stagione, in una mattina di mezza settimana, quando il loggiato è quasi vuoto e il rumore è solo quello dell'acqua. Portate scarpe comode, rispettate il silenzio degli spazi sacri e lasciate il luogo come lo avete trovato. È così che un posto fragile resta vivo.