Il Santuario di Macereto, il Rinascimento che nessuno si aspetta sui Sibillini
A mille metri d'altitudine, su un altopiano d'erba e vento ai piedi dei Monti Sibillini, un tempio rinascimentale in travertino bianco aspetta i pochi viaggiatori che sanno dove cercarlo.
Foto: Maddy16869 (CC BY-SA 4.0) — Wikimedia Commons
Si arriva al Santuario di Macereto quasi per caso, salendo da Visso lungo una strada che si arrampica tra i pascoli fino a quota mille. Poi l'altopiano si apre all'improvviso e lui è lì: un volume ottagonale di travertino chiaro, severo e luminoso, piantato nel verde come se qualcuno avesse posato un gioiello rinascimentale in mezzo alla montagna. La prima reazione è lo stupore: che ci fa un edificio così raffinato in un luogo così remoto?
La risposta sta in una vecchia leggenda. Si racconta che a metà del Trecento un mulo che trasportava un'immagine della Madonna si inginocchiò qui e non volle più ripartire. Dove sorgeva la primitiva edicola, nel Cinquecento la comunità di Visso decise di costruire un santuario all'altezza di quel prodigio. I lavori iniziarono attorno al 1528 e si protrassero per decenni, dando forma a uno dei più importanti esempi di architettura rinascimentale delle Marche, dichiarato monumento nazionale nel 1902.
Dentro, la luce filtra calma sulla pianta centrale e sul tempietto che custodisce l'antica immagine, ispirato alla Santa Casa di Loreto. Non aspettatevi folle o code: spesso ci si ritrova soli, con il rumore del vento che entra dalle porte e qualche pellegrino in raccoglimento. Attorno all'edificio principale corrono i corpi più bassi del complesso, un tempo destinati ad accogliere viandanti e mercanti che salivano fin quassù.
Ma è fuori che Macereto dà il meglio. L'altopiano è un mare d'erba dove pascolano cavalli e greggi, con i profili dei Sibillini a fare da sfondo. Si cammina, si respira, si guarda lontano. È un luogo che chiede lentezza, non la frenesia delle mete da cartolina.
Per visitarlo con rispetto, sceglie i giorni feriali, porta via i rifiuti e ricorda che resta un luogo di culto. Arrivare richiede un po' di strada, ma è proprio questo a tenerlo intatto. Macereto non è un posto da spuntare in fretta: è un silenzio da meritarsi.