Isola di Roda, Il Cairo, Egitto

Il Nilometro di Roda al Cairo: scendere sotto il Nilo per leggere le piene

Sull'isola di Roda, al Cairo, un pozzo dell'861 d.C. con colonna graduata misurava le piene del Nilo. Storia, cosa vedere, come arrivarci.

Il Nilometro di Roda al Cairo: scendere sotto il Nilo per leggere le piene

Foto: Prong hunter (CC BY-SA 3.0) — Wikimedia Commons

All'estremità sud dell'isola di Roda, nel cuore del Cairo, una piccola costruzione coronata da una cupola conica nasconde uno degli strumenti scientifici più longevi del mondo arabo: il Nilometro di Roda, in arabo Miqyas al-Nil. Non è un monumento spettacolare a prima vista, ed è proprio per questo che i pullman dei tour lo ignorano quasi sempre, puntando dritti alle piramidi e al Museo Egizio. Eppure qui, scendendo una scala in pietra fin sotto il livello del fiume, si entra in una camera dove per secoli si decideva la sorte dei raccolti e delle tasse di tutto l'Egitto.

Il funzionamento è ingegnoso nella sua semplicità. Al centro di un pozzo quadrato in muratura si erge una colonna di marmo graduata, collegata al Nilo da canali che lasciavano salire l'acqua all'interno della camera durante la piena estiva. Le tacche sulla colonna, misurate in cubiti (dhira), indicavano l'altezza raggiunta dal fiume. I numeri avevano un peso concreto: secondo le cronache, intorno ai 16 cubiti la piena prometteva un raccolto abbondante, 14 erano appena sufficienti, mentre 18 significavano inondazioni rovinose e rischio di carestia o pestilenza. Da quella lettura dipendeva l'aliquota fiscale dell'anno, e l'accesso era riservato a funzionari e notabili: chi controllava il nilometro controllava, di fatto, l'economia del paese.

La struttura che si visita oggi risale all'861 d.C. (247 dell'Egira), quando il califfo abbaside al-Mutawakkil ne ordinò la costruzione; la supervisione è attribuita all'astronomo al-Farghani. Sul sito esistevano già nilometri precedenti, almeno dal 715 d.C., segno di quanto fosse vitale tenere d'occhio il fiume. Pochi anni dopo, intorno all'872-873, Ahmad ibn Tulun lo fece restaurare e – racconta la tradizione – cancellò il nome di al-Mutawakkil dalle iscrizioni. Quelle iscrizioni, in elegante scrittura cufica e con versetti coranici, corrono ancora lungo le pareti interne: vale la pena soffermarsi a guardarle dal basso, insieme agli archi a sesto acuto e al soffitto decorato della camera, tra i primi esempi di questo tipo di arco nell'architettura islamica del Cairo.

Cosa si vede davvero, quindi: una camera ipogea fresca e silenziosa, la colonna centrale che sale verso la luce, le pareti scolpite e la scala che gira tutt'intorno fino al fondo del pozzo. È un'esperienza fisica più che monumentale, l'opposto delle gallerie affollate dei musei. Con la costruzione delle dighe di Assuan, negli anni Sessanta del Novecento, il Nilo ha smesso di esondare e il nilometro ha perso la sua funzione, diventando una testimonianza di come per oltre un millennio gli egiziani abbiano provato a leggere e prevedere il fiume da cui dipendevano.

Come arrivarci: l'isola di Roda (Manial) è collegata alla terraferma da ponti ed è raggiungibile in taxi o con la metropolitana, scendendo nei pressi e proseguendo a piedi verso la punta meridionale dell'isola; nello stesso giardino sorge il Palazzo Manial, che si può abbinare alla visita. Conviene verificare gli orari di apertura in loco o tramite agenzie locali, perché possono variare. Coordinate: 30.0069, 31.225. Portate una torcia: la luce all'interno del pozzo è scarsa, e i dettagli delle iscrizioni si apprezzano molto meglio illuminandoli da vicino.

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