Tronoša e i villaggi del Drina: il silenzio della Mačva
Tra il monastero di Tronoša e le case galleggianti sul fiume Drina, la Serbia occidentale rurale offre un viaggio lento dove l'ospitalità conta più dei selfie.
C'è una Serbia che i tour organizzati non sfiorano mai, e comincia dove la pianura della Mačva si arruga in colline boscose, lungo il confine con la Bosnia segnato dal fiume Drina. Qui non troverete code né biglietterie automatiche: troverete strade di campagna, frutteti di prugne e villaggi dove il tempo sembra misurato dal passo dei trattori. È il regno dell'undertourism quasi per definizione, perché pochissimi viaggiatori stranieri si spingono fin qui.
Il cuore spirituale della zona è il monastero di Tronoša, immerso in un bosco vicino a Loznica. È un luogo ortodosso ancora vivo e raccolto, dove le monache curano l'orto e accolgono i rari visitatori con discrezione. Non aspettatevi grandi folle o souvenir: aspettatevi campane, candele e il fruscio degli alberi. Nei villaggi circostanti, come Korenita e Tršić, la vita ruota attorno alle tradizioni contadine e alla memoria della cultura serba rurale, raccontata nelle case di legno restaurate.
Ma è il Drina a rubare la scena. Il fiume scorre limpido e tranquillo tra rive verdi, ed è qui che si possono cercare le famose casette di legno costruite su rocce in mezzo alla corrente, immagini diventate piccole icone fotografiche senza però attirare il turismo di massa. Una gita in barca con un pescatore del posto, una sosta in un'osteria che serve pesce di fiume e rakija fatta in casa: ecco il ritmo giusto. Spendere qui significa sostenere economie familiari, non grandi catene.
Per goderne la quiete, evitate la piena estate e i fine settimana di luglio e agosto, quando arrivano i serbi in vacanza. Tarda primavera e inizio autunno regalano luce dolce, fiumi navigabili e villaggi quasi deserti. Portate pazienza con le strade, qualche parola di serbo e la voglia di rallentare: sarà ricambiata.