Gravina in Puglia: il rione scavato nel tufo e le sue cripte dimenticate
Sull'orlo di un canyon scavato dal torrente, il rione Fondovito di Gravina nasconde chiese rupestri e ambienti sottratti alla roccia: un mondo sotterraneo a pochi passi dal flusso turistico della Puglia.
Foto: ToNio89 (Public domain) — Wikimedia Commons
A Gravina in Puglia, città dell'entroterra barese al confine con la Basilicata, la pietra non è un materiale: è il paesaggio stesso. La città vecchia sorge sull'orlo di un profondo canyon scavato in tempi lunghissimi dal torrente Gravina, affluente del Bradano, nella roccia calcarea delle Murge. Su quel ciglio si aggrappa il rione Fondovito, uno dei nuclei più antichi dell'abitato, dove il tufo non è stato solo abitato, ma letteralmente svuotato.
Qui il meccanismo era semplice e ingegnoso: si scavava la roccia per ricavarne blocchi da costruzione, e gli ambienti che restavano diventavano cantine, depositi, ricoveri. Camminando tra i vicoli di Fondovito si intuisce questa doppia città, una sopra e una sotto. Dal rione si osserva anche il complesso ipogeo delle Sette Camere, un intrico di cunicoli e vani sottratti al tufo, testimonianza di come intere generazioni abbiano vissuto dentro la pietra anziché soltanto sopra di essa.
Nel cuore del rione domina la chiesa rupestre di San Michele delle Grotte, scavata interamente in un unico, enorme masso di tufo probabilmente tra l'VIII e il X secolo. L'interno sorprende: cinque navate scandite da quattordici pilastri naturali, un'aula intera ricavata per sottrazione, fresca e silenziosa. Sulle pareti restano tracce di un antico affresco, mentre gli altari sono aggiunte molto più tarde.
A questo mondo apparteneva anche la cripta di San Vito Vecchio, chiesa rupestre i cui preziosi affreschi bizantini, deteriorati dall'umidità, furono distaccati negli anni Cinquanta e oggi si possono ammirare ricomposti alla Fondazione Santomasi, in città. È il modo migliore per capire quanta arte sia passata, e a volte sopravvissuta, in questi ambienti scavati.
Gravina resta defilata rispetto alle rotte affollate della Puglia: niente file, niente folla, solo la luce calda che scende nel canyon. Visitatela in primavera o all'inizio dell'autunno, con scarpe comode per i vicoli ripidi, verificando in anticipo gli orari di chiese e fondazioni, spesso ad accesso limitato.