Tra Cadice e Siviglia, Andalusia, Spagna

Vía Verde de la Sierra tra le falesie degli avvoltoi, in Andalusia

Un'ex ferrovia mai entrata in servizio, riconvertita in via verde tra Cadice e Siviglia, che attraversa gole calcaree popolate da grifoni. Stazioni trasformate in rifugi e gallerie illuminate: un itinerario andaluso poco affollato, perfetto nei miti mesi invernali del sud della Spagna.

Vía Verde de la Sierra tra le falesie degli avvoltoi, in Andalusia

Foto: MerleEllaPatsy (CC BY-SA 4.0) — Wikimedia Commons

Nell'entroterra andaluso, tra le province di Cadice e Siviglia, corre una ferrovia che non ha mai visto passare un treno. Costruita in gran parte negli anni Venti del Novecento e poi mai messa in servizio, la sua massicciata è rimasta lì per decenni finché non è stata trasformata in una delle vie verdi più spettacolari di Spagna, la Vía Verde de la Sierra. Pedalarla significa attraversare gole calcaree, viadotti e gallerie in un paesaggio di sierra dove gli avvoltoi grifoni volteggiano sopra le falesie.

Il percorso collega Puerto Serrano, sul versante gaditano, a Olvera, uno dei celebri pueblos blancos arroccato con il suo castello e la chiesa che dominano la valle. Tra i due estremi la via verde si snoda lungo il corso d'acqua, attraversa numerose gallerie scavate nella roccia, molte delle quali illuminate, e supera viadotti che scavalcano i canyon. Il tratto più famoso è quello del Peñón de Zaframagón, una grande rupe calcarea che ospita una delle più importanti colonie di grifoni dell'Andalusia: vicino sorge un centro di osservazione da cui seguire il volo degli avvoltoi. Lungo il tracciato, le vecchie stazioni della linea mai aperta sono state recuperate e trasformate in punti di accoglienza e ristoro, un dettaglio che dà a questo itinerario il suo carattere particolare.

Il fondo è quello tipico di una via verde su sedime ferroviario: regolare e con pendenze dolci, perché le ferrovie non amano le salite ripide. Questo rende il percorso accessibile anche a chi non ha grande allenamento, pur restando un itinerario di sierra che attraversa un ambiente selvaggio. Le gallerie, alcune lunghe, sono parte integrante dell'esperienza e quelle illuminate si percorrono senza problemi. Una bici da turismo o una gravel sono adatte; vale la pena verificare in anticipo lo stato dell'illuminazione delle gallerie e portare comunque una luce di scorta.

Per arrivare, i punti di riferimento sono le città di Siviglia, con il suo aeroporto, e in misura minore Cadice e la costa, da cui si raggiunge l'entroterra in auto. La zona è quella della Sierra de Cádiz, dominio dei pueblos blancos, e Olvera in particolare è un finale che merita una visita dedicata, tra vicoli bianchi e vista sulla valle.

Il periodo migliore è ampio e, cosa rara, comprende i mesi invernali: indicativamente da marzo a novembre, con le finestre più piacevoli nelle mezze stagioni e persino in pieno inverno. Il sud della Spagna gode infatti di un clima mite, e mentre gran parte d'Europa è sotto la pioggia, qui si può pedalare al sole con temperature gradevoli. L'estate andalusa, al contrario, può essere torrida e va evitata nelle ore centrali. Proprio perché molti pensano alla bici come a un'attività estiva, questo itinerario resta tranquillo nei mesi freddi, quando il clima è ideale e la sierra è silenziosa: è uno di quei rari percorsi che danno il meglio fuori stagione.

Intorno alla via verde c'è poi tutto un mondo da esplorare. La Sierra de Cádiz è la terra dei pueblos blancos, i villaggi bianchi arroccati sulle alture, e oltre a Olvera vale la pena allungare lo sguardo verso gli altri borghi della zona, tra ulivi, vigne e profili di calcare. La gastronomia andalusa dell'entroterra, fatta di formaggi, salumi e piatti rustici, è un ottimo compagno di viaggio, e le stazioni recuperate lungo il tracciato offrono spesso l'occasione di assaggiarla. È un itinerario che si presta tanto alla pedalata sportiva quanto al viaggio lento, da assaporare in più giorni.

Un consiglio pratico: programmate una sosta al punto di osservazione del Peñón de Zaframagón e portate un binocolo, perché vedere i grifoni librarsi sulle pareti calcaree è il momento più memorabile della giornata. E approfittate delle vecchie stazioni-rifugio lungo il tracciato per spezzare il viaggio: fermarsi a mangiare in una stazione di una ferrovia che non ha mai funzionato è esattamente il genere di storia che rende speciale questo itinerario.

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