Val Codera, Val Chiavenna, Sondrio, Italia

Val Codera a piedi, la valle senza auto

In Val Chiavenna, nel Sondriese, la Val Codera si raggiunge solo a piedi salendo una scalinata in pietra. Senza strade ne traffico, abitata da pochissime persone, e per definizione il simbolo del viaggio lento: la folla qui semplicemente non puo arrivare.

Val Codera a piedi, la valle senza auto

Foto: Maria Piccinini (CC BY-SA 4.0) — Wikimedia Commons

Ci sono valli che restano poco frequentate per caso, e valli che lo sono per natura: la Val Codera appartiene alla seconda categoria. Qui non arriva nessuna strada carrozzabile. Per entrarci bisogna mettere uno zaino in spalla e salire a piedi, ed e proprio questa barriera fisica ad averla protetta dal turismo di massa. Niente auto significa niente traffico, niente fretta, niente rumore se non quello dell'acqua e del vento. La valle e abitata da poche persone, alcune residenti stabili che hanno scelto una vita controcorrente, e questo le da un'atmosfera sospesa, quasi di un'altra epoca.

Il punto di partenza e Novate Mezzola, all'imbocco della Val Chiavenna, facilmente raggiungibile. Da qui si sale alla frazione di Mezzolpiano, dove inizia il sentiero vero e proprio: una lunga mulattiera fatta in buona parte di gradini in pietra, costruita pazientemente per collegare i borghi della valle. La salita iniziale e la parte piu faticosa, in mezzo al bosco e ai terrazzamenti, ma a ogni svolta il panorama sul Lago di Mezzola e sulla pianura si allarga. Si attraversano piccoli nuclei di case in pietra, fontane, cappelle, finche il sentiero si addolcisce e arriva a Codera, il borgo principale: tetti in piode, vicoli stretti, un'osteria-rifugio e una chiesa. E un luogo dove il tempo sembra essersi fermato.

Chi ha piu tempo non si ferma a Codera. La valle prosegue piu in alto verso Bresciadega e i nuclei dell'alta valle, in un ambiente sempre piu selvaggio e alpino, fino ai rifugi che fanno da base per le escursioni d'alta quota nel gruppo del Masino. Si puo costruire un itinerario di una sola giornata, salendo a Codera e tornando indietro, oppure un'esperienza di due o piu giorni dormendo in valle, che e il modo migliore per coglierne lo spirito.

Per arrivarci si raggiunge Novate Mezzola in treno sulla linea che risale verso Chiavenna, oppure in auto; dal paese si prosegue verso Mezzolpiano dove il sentiero ha inizio. Da li in poi conta solo la forza delle gambe: tutto cio che serve in valle, viene portato a spalla o tramite la teleferica di servizio. Questo vuol dire anche che bisogna salire autosufficienti per l'acqua e gli spuntini, anche se a Codera si trova ristoro. Le scarpe da trekking sono indispensabili, perche i gradini in pietra possono essere scivolosi con l'umidita.

Il periodo ideale e la tarda primavera e l'inizio dell'autunno: maggio e giugno regalano boschi verdissimi e ruscelli gonfi, settembre porta luce nitida e temperature gradevoli per affrontare i gradini in salita. Sono anche i mesi in cui la valle e piu tranquilla: in piena estate qualche escursionista in piu compare nei fine settimana, ma la Val Codera non conoscera mai la calca, semplicemente perche chi non e disposto a camminare non entra. Evitare il cuore dell'estate aiuta anche a non soffrire il caldo nella prima parte di salita, esposta e faticosa, quella che mette piu alla prova chi non e abituato.

Cio che colpisce, salendo, e il lavoro umano stratificato nei secoli. I muri a secco, i terrazzamenti, i sentieri lastricati raccontano generazioni che hanno strappato spazio coltivabile a una montagna ripida e avara. Molte di queste strutture sono state recuperate da volontari e da chi ha scelto di ripopolare la valle, in un paziente lavoro di cura che e parte del fascino del luogo. Camminare qui significa attraversare non solo un paesaggio, ma una storia di resistenza e di legame con la terra che altrove e andata perduta.

Un consiglio pratico: pianifica con cura se vuoi pernottare, perche i posti letto in valle sono limitati e vanno verificati in anticipo, soprattutto nei weekend. E poi rallenta davvero. La Val Codera non si attraversa per arrivare a una vetta o per spuntare una meta: e essa stessa la destinazione. Fermati a parlare con chi ci vive, osserva i terrazzamenti recuperati a fatica, ascolta il silenzio che in citta abbiamo dimenticato. Porta via i tuoi rifiuti fino a valle, rispetta le case e gli orti, e cammina piano. In una valle dove tutto e arrivato a piedi, anche tu sei ospite di un equilibrio fragile e prezioso.

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