Trekking sui Monti Aurunci tra macchia mediterranea e crinali sul mare
I Monti Aurunci, nel basso Lazio tra Latina e Frosinone, sono un parco naturale poco conosciuto dove vette calcaree si affacciano sul Tirreno. Tra macchia mediterranea, fioriture di orchidee selvatiche e borghi di pietra, è una montagna mediterranea autentica e quasi deserta, lontana dalle coste affollate.
Foto: Gesine Althaus (CC BY-SA 4.0) — Wikimedia Commons
I Monti Aurunci sono una sorpresa che pochi si aspettano: una catena calcarea che precipita quasi nel mare, nel basso Lazio, tutelata da un parco naturale regionale che resta tra i meno frequentati della regione. Qui si cammina su crinali aperti da cui lo sguardo spazia dal Tirreno alle isole pontine, in un paesaggio dove la macchia mediterranea profumata si fonde con la roccia bianca e, in primavera, con tappeti di fioriture. È montagna vera, ma con il mare sempre all'orizzonte.
Il simbolo del massiccio è il Monte Petrella, la vetta più alta degli Aurunci, una balconata naturale sul golfo di Gaeta da cui nelle giornate limpide si vede tutta la costa. Altro punto cardine è il Monte Altino, sopra l'abitato di Maranola, frazione di Formia: il borgo medievale di pietra è un punto di partenza ideale, con i suoi vicoli e l'atmosfera senza tempo. Da qui i sentieri salgono tra lecci e ginepri verso i pianori sommitali.
Nel cuore del parco si trova il Campo di Maranola e l'area di Pornito, ambienti di alta quota dove pascolano le greggi e dove la primavera porta una straordinaria ricchezza botanica: gli Aurunci sono celebri tra i naturalisti per le numerose specie di orchidee selvatiche, che fioriscono tra aprile e maggio colorando i prati. Più a nord, il Santuario della Madonna della Civita, sopra Itri, unisce la dimensione spirituale a panorami amplissimi sulla valle e sul mare. I borghi pedemontani come Esperia, Spigno Saturnia e la stessa Maranola completano il quadro con la loro architettura in pietra e le tradizioni pastorali.
Questa è una montagna che conserva ancora un forte legame con la pastorizia: lungo i sentieri si incontrano stazzi, rifugi di pietra e antichi sentieri di transumanza, e in primavera e in autunno è facile imbattersi nelle greggi che salgono o scendono dai pascoli alti. La presenza dell'uomo qui è discreta e antica, e convive con una natura selvatica fatta di rapaci che volteggiano sui crinali, di doline carsiche nascoste tra la roccia e di boschi di leccio che si arrampicano sui versanti. È un equilibrio fragile e affascinante, che il parco regionale cerca di tutelare e che il camminatore attento sa riconoscere a ogni passo.
Per arrivare si segue l'autostrada A1 o la litoranea fino alla zona di Formia, Gaeta e Itri, da cui si risale verso i borghi e gli imbocchi dei sentieri. La stazione ferroviaria di Formia, sulla linea Roma-Napoli, rende la zona raggiungibile anche in treno, ma per salire ai paesi alti e ai punti di partenza delle escursioni serve l'auto o un passaggio: i collegamenti pubblici verso la montagna sono scarsi. Una volta sui crinali ci si muove solo a piedi, lungo i sentieri segnalati del parco.
Il periodo migliore è la primavera, tra aprile e maggio, e l'autunno di ottobre. In primavera le orchidee e le altre fioriture sono al loro apice, l'aria è tersa e le temperature ideali per camminare in salita; in ottobre il caldo è ormai passato, la macchia profuma di nuovo dopo le prime piogge e la visibilità sul mare è spesso eccezionale. Sono mesi che evitano due nemici: la calura estiva, che su queste vette esposte e senza ombra rende le escursioni faticose e poco sicure, e l'affollamento, che peraltro qui non esiste perché in estate tutti scelgono le spiagge della vicina costa, lasciando la montagna completamente libera.
Un consiglio pratico: porta sempre molta acqua, perché sui crinali calcarei degli Aurunci non si trovano fonti e il sole batte forte; un cappello e una buona protezione solare sono indispensabili anche nelle mezze stagioni. Studia il percorso in anticipo e affidati alla segnaletica del parco, perché su alcuni tratti carsici i sentieri possono essere meno evidenti. E concediti il tempo di fermarti in vetta al tramonto, quando il sole cala dietro le isole pontine e il mare si tinge d'oro: è il momento in cui questa montagna nascosta dà il meglio di sé.