La Via Lauretana: il cammino verso il santuario di Loreto
Nelle Marche centrali, un'antica direttrice di pellegrinaggio tra colline e borghi murati che porta al santuario di Loreto. Lontana dalla notorietà dei grandi cammini europei, resta poco percorsa e si attraversa quasi sempre in solitudine, tra campi coltivati e centri storici raccolti.
Foto: Parsifall (CC BY-SA 4.0) — Wikimedia Commons
C'è un cammino che attraversa il cuore delle Marche e che pochi conoscono, pur essendo una delle direttrici di pellegrinaggio più antiche d'Italia. La Via Lauretana porta al santuario della Santa Casa di Loreto, meta che nei secoli ha attirato pellegrini da tutta Europa, eppure oggi i suoi sentieri tra le colline sono spesso deserti. Mentre i cammini più celebri si affollano, qui si procede tra campi di grano e filari, incrociando più trattori che altri viandanti.
Il percorso collega l'entroterra alla costa adriatica, snodandosi tra borghi murati che conservano l'aspetto di un tempo. Si parte tradizionalmente dall'interno marchigiano e si scende verso il mare, con Loreto come traguardo finale. Lungo la strada si incontrano centri come Macerata, città universitaria raccolta attorno alla sua piazza e al celebre Sferisterio, e poi i piccoli abitati arroccati che punteggiano le dorsali collinari. Recanati, patria di Giacomo Leopardi, è una sosta quasi obbligata: il colle dell'Infinito, la piazza del Sabato del Villaggio e la torre del Passero Solitario raccontano i luoghi della poesia leopardiana e regalano panorami amplissimi sulle colline e sul mare.
Il gran finale è Loreto, dominata dalla basilica che custodisce la Santa Casa. Il santuario è uno dei più importanti della cristianità mariana e merita tempo: la cupola, le cappelle decorate da artisti di epoche diverse e l'atmosfera del borgo che vi è cresciuto attorno. Arrivare a piedi, dopo aver camminato per giorni tra le colline, dà al traguardo un sapore diverso rispetto a chi vi giunge in auto o in pullman.
Ciò che rende speciale la Via Lauretana è proprio questa alternanza tra natura e cultura: si cammina per ore tra campi e boschetti, in mezzo a un silenzio rotto solo dal vento, e poi all'improvviso si entra in un borgo murato dove ogni pietra racconta secoli di storia. Le colline marchigiane non hanno la spettacolarità delle grandi montagne, ma una bellezza misurata, fatta di linee morbide, casolari isolati e pievi nascoste tra i filari. È un paesaggio che invita alla lentezza e che si svela poco a poco, premiando chi sa camminare senza fretta e fermarsi ad ascoltare.
Per raggiungere il punto di partenza, la rete ferroviaria marchigiana è comoda: la linea adriatica serve la costa, mentre treni regionali risalgono verso l'interno fino a Macerata. Loreto ha una propria stazione sulla linea adriatica, il che rende facile chiudere il cammino e rientrare. Chi preferisce muoversi in auto può lasciare la macchina in un punto e usare i mezzi pubblici per il ritorno. Il cammino si presta a essere spezzato in più tappe giornaliere, dormendo nei borghi attraversati: le strutture ricettive sono modeste ma accoglienti, e in molti casi gestite da gente del posto felice di raccontare il territorio.
Il periodo migliore per percorrere la Via Lauretana è la primavera, tra aprile e maggio, oppure settembre. In questi mesi le colline sono verdi o dorate, le temperature consentono di camminare a lungo senza soffrire il caldo, e soprattutto si evita sia l'afa estiva sia l'affollamento che, nei mesi centrali, interessa soprattutto la costa e il santuario nelle ricorrenze mariane. Settembre regala luce dorata e campagne quiete dopo la mietitura, con la vendemmia che colora i versanti. Aprile e maggio offrono il risveglio della vegetazione e giornate ancora lunghe. Camminando fuori stagione si incontra pochissima gente: il pellegrinaggio classico resta un fenomeno di nicchia, e i sentieri di collina non rientrano nei circuiti turistici di massa.
Un consiglio pratico: la segnaletica del cammino non è sempre fitta come sui percorsi più organizzati, quindi conviene portare una traccia GPS scaricata in anticipo e tenere il telefono carico, magari con una batteria di scorta. Le colline marchigiane sono un susseguirsi di saliscendi continui, mai estremi ma costanti, perciò calzature comode e collaudate fanno la differenza più della preparazione atletica. Approfittate delle soste nei borghi per assaggiare la cucina locale, dai vincisgrassi ai formaggi di fossa, e per riempire la borraccia alle fontane pubbliche dei centri storici. Infine, informatevi sugli orari di apertura delle chiese lungo il percorso: molte sono piccoli scrigni d'arte, ma in paese aprono spesso solo in certe fasce orarie.