La traversata dei Bassi Tatra fino al Ďumbier
In Slovacchia, i Nízke Tatry offrono una lunga cresta erbosa parallela agli Alti Tatra ma molto meno frequentata. Una traversata d'alta quota con bivacchi, panorami a 360 gradi sui Carpazi e culmine sul Ďumbier, lontana dalla folla che assedia le vette più celebri del Paese.
Foto: autore sconosciuto (CC BY-SA 3.0) — Wikimedia Commons
Quando si parla di montagne slovacche tutti pensano agli Alti Tatra, le cime affilate e affollate che dominano le cartoline del Paese. Pochi chilometri più a sud, però, corre una catena lunga e generosa che offre quasi le stesse soddisfazioni con una frazione delle persone: i Bassi Tatra, i Nízke Tatry. È una dorsale erbosa che si sviluppa per decine di chilometri parallela alle cime maggiori, e proprio la sua natura più morbida e meno spettacolare, insieme all'ombra ingombrante del vicino blasonato, l'ha tenuta lontana dal turismo di massa. Il risultato è una delle traversate di cresta più appaganti e tranquille dei Carpazi.
Il percorso classico segue il crinale principale per lunghi tratti, su prati d'altura aperti che regalano una vista a trecentosessanta gradi: a nord la sagoma inconfondibile degli Alti Tatra, intorno il mosaico di valli e foreste della Slovacchia centrale. Il punto culminante della traversata è il Ďumbier, la vetta più alta della catena, un cocuzzolo roccioso che emerge dall'erba e da cui lo sguardo spazia senza ostacoli. Poco distante, il Chopok è uno dei nodi più frequentati del gruppo, raggiungibile anche dal basso e quindi utile come accesso o uscita, mentre verso est la cresta prosegue in territorio sempre più solitario.
L'itinerario si presta a essere percorso in più giorni come una vera traversata di crinale. La camminata è prevalentemente su sentiero di cresta, con saliscendi continui che, sommati giorno dopo giorno, costruiscono un dislivello complessivo notevole. Non è terreno tecnico nella maggior parte dei tratti, ma l'esposizione al vento e al sole è costante, l'acqua in quota scarseggia e le distanze tra un punto d'appoggio e l'altro possono essere lunghe. Alcuni passaggi nei pressi delle cime principali si fanno più rocciosi e richiedono piede fermo. È un cammino che premia chi ha continuità di gamba e sa gestire lunghe giornate in autonomia.
Per dormire, la cresta è punteggiata da rifugi e bivacchi della tradizione escursionistica slovacca, le chata, che permettono di spezzare le tappe; conviene però informarsi in anticipo sulla loro apertura e, dove possibile, prenotare, perché non sono numerosi e in alta stagione si riempiono. Chi cerca l'esperienza più essenziale può appoggiarsi ai ripari di crinale, mettendo in conto autonomia e attrezzatura adeguata. In ogni caso si è in territorio di parco nazionale, con fauna selvatica che include gli orsi, quindi vanno seguite le regole su cibo e rifiuti.
Dal punto di vista logistico, i Bassi Tatra sono ben incastonati nella Slovacchia centrale e si raggiungono dai centri di valle ai loro piedi, tra cui le località intorno a Liptovský Mikuláš e i paesi della valle dell'Hron. Diversi accessi laterali, come quello che sale verso il Chopok, consentono di entrare o uscire dalla cresta a metà percorso, rendendo possibile adattare la traversata al tempo a disposizione o accorciarla in caso di maltempo. Questa permeabilità è un grande vantaggio per chi non vuole impegnarsi sull'intera dorsale in un colpo solo.
Il periodo migliore è l'estate piena e l'inizio dell'autunno, da luglio a settembre, quando la cresta è libera dalla neve e i rifugi sono attivi. Anche in questi mesi, fatta eccezione per i nodi più turistici come l'area del Chopok, la solitudine è la norma: basta allontanarsi dagli accessi più comodi per avere il crinale quasi tutto per sé. Settembre aggiunge aria tersa e meno gente, ma porta anche giornate più corte e il rischio di un primo freddo in quota, da mettere in conto nell'equipaggiamento.
Un consiglio pratico: riempi le borracce a ogni occasione, perché sulla cresta erbosa l'acqua è una risorsa rara e i punti di rifornimento stanno spesso più in basso, lungo le deviazioni verso i rifugi. Pianifica le tappe in funzione degli appoggi disponibili, parti con strati caldi e antivento anche in piena estate, e tieni sempre pronta un'alternativa di discesa lungo gli accessi laterali in caso di temporale, frequente nei pomeriggi d'alta quota.