La Parenzana tra Slovenia e Istria croata
Ex ferrovia austro-ungarica che collegava Trieste a Parenzo, oggi greenway tra gallerie, viadotti e oliveti dell'Istria interna. Lontana dalle spiagge affollate, nelle stagioni di mezzo è quasi deserta: un viaggio lento attraverso tre confini e un paesaggio mediterraneo intatto.
Foto: Produced by Purger & Co., before 1905 (Public domain) — Wikimedia Commons
C'era una volta un trenino a scartamento ridotto che, all'epoca dell'Impero austro-ungarico, collegava Trieste a Parenzo serpeggiando per l'Istria. Si chiamava Parenzana, restò in servizio per pochi decenni e poi fu smantellata, lasciando dietro di sé un tracciato di gallerie, ponti e viadotti sospeso tra le colline. Oggi quella vecchia ferrovia è rinata come greenway transfrontaliera, e regala uno dei modi più poetici per scoprire l'Istria autentica, quella dell'interno, lontana dalle spiagge prese d'assalto della costa.
Il percorso attraversa tre realtà: parte dall'area di Trieste e di Capodistria, in Slovenia, scende lungo la breve costa slovena toccando la bellissima Pirano, gioiello veneziano affacciato sul mare, e la vicina Portorose, per poi piegare verso l'interno ed entrare in Croazia. Da qui comincia la parte più suggestiva, quella che si arrampica e si insinua tra i borghi collinari dell'Istria interna. Si passa ai piedi di Buie, si attraversa la valle del fiume Dragogna, si tocca la zona di Grožnjan, paese di artisti arroccato e celebre per i suoi festival musicali, e di Motovun, la cittadina medievale che domina dall'alto la valle del Mirna, terra di tartufi e di vigneti.
È proprio l'Istria interna la grande sorpresa di questo viaggio: oliveti secolari, filari di vite, boschi di querce dove si cercano i tartufi, casali in pietra e borghi fortificati che sembrano sospesi nel tempo. La Parenzana attraversa diverse gallerie scavate nella roccia, alcune lunghe e buie, e supera valli su viadotti che offrono scorci ampi sulla campagna. Il viaggio si conclude verso Parenzo, l'antica Parentium, con la sua straordinaria basilica eufrasiana bizantina, patrimonio UNESCO, e il ritorno al mare.
Trattandosi di una ex ferrovia, le pendenze restano dolci e costanti, senza strappi violenti, ma l'itinerario nel complesso sale dalla costa verso l'entroterra e poi ridiscende, quindi un minimo di allenamento aiuta. Il fondo è vario: alcuni tratti sono asfaltati, molti sono in ghiaia o sterrato battuto, e in alcuni punti il percorso non è perfettamente continuo e va raccordato su strade secondarie. Per questo una bici con gomme un po' generose, da gravel o da trekking, è la scelta più sensata, mentre per le gallerie buie è indispensabile una buona luce. L'impegno è moderato e l'esperienza è alla portata di chi ama il viaggio lento più della prestazione.
Per arrivarci, Trieste è uno snodo comodo e ben collegato dall'Italia, mentre sul versante croato Parenzo e l'Istria sono raggiungibili in autobus; Capodistria e Pirano sono ottimi punti d'appoggio sloveni. I trasporti pubblici della zona aiutano a organizzare il rientro, anche se conviene verificare in anticipo la possibilità di caricare la bici.
Il periodo ideale sono le stagioni di mezzo: maggio, quando la campagna istriana è in fiore e le temperature sono perfette per pedalare, e ottobre, mese della vendemmia e poi della stagione dei tartufi, con luci morbide e colori caldi. In questi mesi l'Istria interna è quasi deserta: i turisti si concentrano sulla costa nei mesi caldi, mentre i borghi collinari restano tranquilli e accoglienti. Si evita così la calura estiva, dura sulle salite esposte, e si gode di un'atmosfera intima e di prezzi più ragionevoli.
Un consiglio pratico: porta sempre una luce potente e di scorta per affrontare in sicurezza le gallerie, alcune delle quali sono lunghe e completamente buie anche in pieno giorno. E lasciati il tempo per le soste nei borghi: un piatto di pasta al tartufo a Motovun, un calice di Malvasia istriana, una passeggiata tra i vicoli di Grožnjan valgono quanto i chilometri percorsi.