La Magna Via Francigena, a piedi da Palermo ad Agrigento
Nel cuore della Sicilia, un cammino di nove tappe che taglia l'isola da Palermo ad Agrigento tra campi di grano, masserie e paesi dell'entroterra. Resta poco frequentato perche' i tour costieri saltano del tutto la Sicilia interna.
Foto: Azotoliquido (CC BY-SA 3.0) — Wikimedia Commons
La Sicilia che quasi nessuno racconta non e' quella delle spiagge e dei templi affollati, ma quella che sta in mezzo: campi di grano a perdita d'occhio, masserie isolate, paesi arroccati dove il tempo scorre piano. La Magna Via Francigena attraversa proprio questo cuore dimenticato, collegando a piedi Palermo, sulla costa nord, ad Agrigento, su quella sud. E' un cammino che taglia l'isola da mare a mare e che resta poco battuto perche' i viaggi classici in Sicilia restano incollati alle coste, ignorando l'entroterra.
L'itinerario si sviluppa lungo nove tappe e ricalca antiche vie regie e tratturi che un tempo univano le due sponde dell'isola. Si parte da Palermo, dalla Cattedrale, e ci si lascia presto alle spalle la citta' per salire verso l'interno. Le tappe attraversano paesi che ai piu' dicono poco e che invece custodiscono storia e identita': si toccano centri come Santa Cristina Gela e Corleone, nell'entroterra palermitano, per poi proseguire verso il cuore agricolo dell'isola. Il cammino passa per borghi come Prizzi, Castronovo di Sicilia, Cammarata e San Giovanni Gemini, attraversa la valle del Platani e raggiunge Sutera, uno dei borghi piu' belli arroccati su uno sperone roccioso, per poi scendere infine verso Agrigento e la sua Valle dei Templi, traguardo che apre di nuovo sul mare.
Nel mezzo c'e' il paesaggio che da' senso a tutto: distese di grano che d'estate diventano oro, colline ondulate, masserie e bagli, fontane e antiche chiese rurali. E' una Sicilia rurale e contadina, dove le tappe finiscono in paesi veri, abitati da gente che vive di agricoltura e che accoglie il camminatore con la curiosita' di chi ne vede pochi. Proprio questa rarita' di passaggio e' parte del fascino: non sei un turista in mezzo ad altri turisti, sei spesso l'unico viaggiatore che entra in paese quel giorno.
Arrivare e' comodo grazie ai due capi del cammino: Palermo e Agrigento sono entrambe ben collegate, e la prima ha aeroporto e stazione che la rendono un ottimo punto di partenza. Il cammino e' segnalato e si percorre tappa dopo tappa dormendo nei paesi lungo il tracciato, dove si trovano accoglienze pensate per i pellegrini. Non serve l'auto: anzi, l'auto qui sarebbe un controsenso, perche' il bello e' attraversare l'isola con il passo lento, fermandosi nei borghi. Per i trasferimenti di rientro, treni e autobus regionali collegano i centri principali. Procurati la credenziale del cammino e informati in anticipo sulle tappe e sui posti tappa, perche' nei paesi piccoli i posti letto vanno organizzati prima.
Il periodo migliore e' la primavera, marzo e aprile, quando i campi sono ancora verdi prima della mietitura, le fioriture accendono le colline e il caldo dell'entroterra e' ancora gestibile. L'altra finestra ideale e' ottobre, con le temperature che scendono dopo l'estate rovente e una luce dorata sui campi gia' mietuti. Da evitare assolutamente il pieno luglio e agosto: nell'interno siciliano il caldo e' implacabile e camminare diventa pericoloso. Scegliendo la mezza stagione non solo si cammina meglio, ma si trova un'isola ancora piu' silenziosa, lontana dal flusso estivo delle coste.
Un consiglio pratico: nell'entroterra l'acqua e l'ombra non vanno date per scontate, quindi parti presto al mattino, porta scorte d'acqua e un cappello, e pianifica le tappe per arrivare a destinazione prima delle ore piu' calde. Apriti all'incontro con la gente dei paesi: in questa Sicilia interna l'ospitalita' e' spontanea, e una chiacchierata in piazza o un pasto in una masseria possono diventare il ricordo piu' bello dell'intero cammino.