Kotor, oltre la piazza: il labirinto interno della città vecchia
Mentre le crociere si fermano alla cattedrale, i vicoli interni della città vecchia di Cattaro restano un dedalo silenzioso di pietra, panni stesi e gatti, da attraversare senza meta.
Foto: User:Ggia (CC BY-SA 3.0) — Wikimedia Commons
La maggior parte di chi arriva a Kotor si ferma a un raggio di cinquanta metri dalla porta principale: la cattedrale di San Trifone, qualche bar con i tavolini, le bancarelle di magneti. Bastano però pochi passi laterali, infilandosi in uno dei vicoli che si aprono come crepe tra le case di pietra, perché il rumore svanisca. Qui dentro la pianta della città vecchia non segue alcuna logica: i passaggi si stringono, girano, si interrompono in cortili minuscoli, e ci si perde volentieri perché tanto le mura sono lì a contenere tutto.
È nel quartiere interno che Cattaro mostra la sua faccia abitata. Sopra le teste passano fili con panni stesi, dietro le finestre a piano terra si intravedono cucine e gerani, e i gatti - presenza così costante da avere persino un piccolo museo dedicato - dormono sui gradini consumati. Non ci sono monumenti da spuntare, solo dettagli: un portale veneziano scolpito, una fontana, lo stemma di una famiglia sopra un arco, l'intonaco scrostato che lascia vedere la pietra sotto. Si cammina con il naso all'insù e poi si torna a guardare dove si mettono i piedi, perché il selciato è irregolare e lucido.
Il momento giusto è la prima mattina o la sera tardi, quando i passeggeri delle navi sono già ripartiti. All'alba i vicoli interni sono praticamente vuoti, l'aria sa di mare e di caffè appena fatto, e si sente solo l'eco dei propri passi. Sedersi su un gradino con qualcosa preso in una bottega di quartiere, lontano dalle piazze principali, vale più di qualsiasi tour guidato.
Un consiglio di rispetto: qui la gente vive davvero. Si parla a voce bassa, non si fotografano le finestre delle case come fossero vetrine, e si lasciano in pace i fili stesi. Cattaro interna si gode meglio in silenzio, lasciando che sia il labirinto a decidere la direzione.