Il Tratturo Magno da L'Aquila alle porte del Tavoliere
La grande via della transumanza che attraversa Abruzzo, Molise e Puglia: un'autostrada erbosa larga oltre cento metri oggi percorsa da pochissimi camminatori, tra chiese rurali, erbe alte e silenzio. Uno dei cammini più lunghi e meno frequentati d'Italia.
Foto: Abate Giovan Battista Pacichelli (Public domain) — Wikimedia Commons
Immagina un sentiero largo come un'autostrada, ma fatto solo di erba. Il Tratturo Magno, il più importante dei tratturi della transumanza, misurava per legge sessanta passi napoletani, circa centoundici metri di larghezza, e per secoli fu percorso dalle greggi che ogni autunno scendevano dagli altipiani abruzzesi verso i pascoli invernali del Tavoliere delle Puglie, per poi risalire in primavera. Oggi quelle pecore non ci sono quasi più, e il tratturo è rimasto: una striscia verde lunghissima che attraversa tre regioni e che quasi nessuno percorre a piedi per intero. Camminarci dentro significa avere per ore solo il vento, le allodole e qualche rudere per compagnia.
Il Tratturo Magno collega l'area dell'Aquila a quella di Foggia. Il capoluogo abruzzese, con la sua basilica di Collemaggio e il centro storico rinato dopo il terremoto, è una partenza naturale. Da qui il tracciato scende verso sud-est attraversando la conca aquilana e puntando verso i grandi altipiani. Si tocca la piana di Navelli, terra dello zafferano, e ci si avvicina al territorio di Capestrano e della valle del Tirino, dove la rete dei tratturi si intreccia con quella dei bracci minori.
Proseguendo, il cammino raggiunge la costa adriatica ed entra in Molise dal suo lembo settentrionale, attraversando il basso Molise, la zona che custodisce alcuni dei tratti meglio conservati di tutto il sistema tratturale. Qui si incontrano i luoghi simbolo della transumanza: l'area di Montenero di Bisaccia e Petacciato, i dintorni di Termoli, le chiese rurali e le taverne dove un tempo i pastori sostavano lungo il cammino verso l'entroterra collinare. Più a sud il tratturo lambisce centri come Guglionesi e San Martino in Pensilis e attraversa il Molise costiero e collinare fino ad affacciarsi verso la Puglia.
L'ultimo grande tratto scende verso il Tavoliere, la sterminata pianura del foggiano che era la meta finale delle greggi. Alle porte di questa pianura il paesaggio cambia: le montagne si aprono, l'orizzonte si allarga, e si capisce perché per i pastori arrivare qui significava la fine del lungo viaggio. Lungo tutto il percorso si incontrano cippi tratturali, fontane, chiesette isolate e i resti delle poste e delle taverne, testimoni silenziosi di un'economia scomparsa.
Per arrivare al punto di partenza, L'Aquila è raggiungibile in autobus da Roma e dispone di collegamenti ferroviari, anche se la via più comoda resta il pullman. Camminare il Tratturo Magno richiede spirito di adattamento: non è un cammino attrezzato come quelli più celebri, la segnaletica è discontinua e in alcuni tratti il tracciato è interrotto da strade o coltivazioni, quindi servono buone mappe e capacità di orientamento. I borghi lungo il percorso offrono ospitalità semplice, agriturismi e piccole strutture, ma le distanze tra un paese e l'altro possono essere lunghe e vanno pianificate con cura.
I mesi ideali sono maggio, giugno e settembre. In maggio e giugno le erbe alte fioriscono e gli altipiani sono di un verde intenso, mentre settembre regala temperature miti e cieli tersi. L'estate piena, sul Tavoliere e nelle quote più basse, può essere torrida, mentre l'inverno rende impraticabili i tratti d'alta quota. Proprio perché manca un flusso turistico organizzato, in qualsiasi periodo è raro incontrare altri camminatori: il Tratturo Magno resta uno dei grandi itinerari dimenticati d'Italia, e questo è il suo dono più prezioso.
Un consiglio pratico: non affrontarlo pensando di trovare ogni pochi chilometri un bar o una fontana sicura. Pianifica le tappe sui paesi reali, porta scorte d'acqua e verifica in anticipo dove dormire, perché molti centri hanno pochissime strutture e fuori stagione conviene telefonare prima. E lasciati il tempo di fermarti davanti a una delle chiesette rurali lungo il cammino: in quel silenzio, senza nessuno intorno, si capisce davvero cosa volesse dire la transumanza.