Visegrad (Republika Srpska), Bosnia ed Erzegovina

Il ponte di pietra di Visegrad, dove la Bosnia racconta se stessa

Un capolavoro ottomano del Cinquecento sospeso sulla Drina, reso immortale da un romanzo Nobel eppure quasi sconosciuto al turismo internazionale.

Il ponte di pietra di Visegrad, dove la Bosnia racconta se stessa

Foto: Mark Ahsmann (CC BY-SA 3.0) — Wikimedia Commons

Ci sono ponti che servono ad attraversare un fiume e ponti che attraversano i secoli. Quello di Mehmed Pascia Sokolovic, a Visegrad, appartiene alla seconda categoria. Undici arcate di pietra chiara scavalcano la Drina dalla fine del Cinquecento, volute da un gran visir ottomano nato proprio in queste valli e portato via da bambino. Lo riconosce l'UNESCO come Patrimonio dell'Umanita, ma a guardarlo nel silenzio del primo mattino, con la nebbia che sale dall'acqua verde, sembra appartenere solo a chi ha la fortuna di trovarsi li.

Eppure questo ponte e tutt'altro che ignoto alla letteratura. E il vero protagonista de "Il ponte sulla Drina" di Ivo Andric, premio Nobel, che ne fece il testimone muto di quattro secoli di convivenze e fratture tra culture diverse. Leggere quelle pagine prima di partire, o sedersi sulla kapija, il largo centrale dove un tempo gli abitanti si fermavano a chiacchierare, trasforma la visita in qualcosa di piu di una fotografia. Qui la pietra ha memoria.

Visegrad si trova nell'est della Republika Srpska, lontana dai circuiti consueti di Mostar e Sarajevo. Si arriva con calma, lungo strade che seguono i fiumi tra le montagne, e proprio questa distanza la protegge dalle folle. Accanto al ponte sorge Andricgrad, un borgo-cittadella in pietra dedicato allo scrittore: discusso, scenografico, ma utile per fermarsi a pranzo e respirare il luogo senza fretta.

Il consiglio e arrivare fuori stagione e camminare lentamente da una sponda all'altra, magari concedendosi una gita in barca sulla Drina. Niente file, niente biglietti: solo il rumore dell'acqua e un'opera che ha visto passare imperi. Un'alternativa autentica al ponte di Mostar, dove ritrovare il senso del viaggio lento.

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