Il Parco Nazionale del Retezat e i suoi laghi glaciali
Nei Carpazi Meridionali della Romania, il Retezat custodisce decine di laghi alpini incastonati nel granito ed è riserva della biosfera. Accessi scomodi e poca pubblicità lo tengono nell'ombra del più famoso Făgăraș: un paradiso d'alta quota per chi cerca silenzio e natura intatta.
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In Romania il nome che tutti conoscono è il Făgăraș, la lunga cresta affilata che attira la maggior parte degli escursionisti stranieri. A poca distanza, però, si nasconde un massiccio che molti considerano ancora più bello e che resta sorprendentemente tranquillo: il Retezat, nei Carpazi Meridionali. È un mondo di granito chiaro, circhi glaciali e laghi d'alta quota, tanto da essere uno dei più antichi parchi nazionali del Paese e una riserva della biosfera. Se è rimasto nell'ombra non è per scarsità di meraviglie, ma per accessi scomodi: le strade di avvicinamento sono lunghe e sterrate, i collegamenti pubblici scarsi, e questo basta a tenere lontane le folle.
Il cuore del Retezat è la sua straordinaria concentrazione di laghi glaciali, decine e decine sparsi tra le conche rocciose. Il più celebre è il Bucura, il più esteso lago di origine glaciale della Romania, adagiato in un anfiteatro di cime e abituale punto di partenza per le escursioni in quota. Poco distante, il lago Zănoaga, il più profondo lago glaciale del Paese e il secondo per superficie dopo il Bucura, e gli altri specchi d'acqua compongono un paesaggio d'alta montagna che ricorda certi angoli alpini, ma senza rifugi affollati né impianti. Le cime principali, tra cui il Peleaga e il Retezat che dà il nome al gruppo, si raggiungono dai pianori dei laghi lungo creste panoramiche.
La porta d'ingresso più usata è la zona di Cârnic, da cui un sentiero sale con decisione fino all'altopiano di Bucura, dove molti piantano la base per esplorare i dintorni. Da lì si articolano gli itinerari verso le vette e verso gli altri laghi, e si può comporre una traversata di più giorni che attraversa il massiccio toccando i suoi angoli più remoti. Il versante più selvaggio è quello del Retezat Mic, di natura calcarea e ancora più solitario, dove la presenza umana si dirada quasi del tutto.
L'impegno è quello di una vera montagna alpina. Le salite sono ripide e i dislivelli importanti, il terreno passa dai sentieri nel bosco ai pendii di blocchi di granito in quota, e le giornate possono essere lunghe. Non servono tecniche di arrampicata sugli itinerari classici, ma occorrono gambe allenate, piede sicuro tra le pietre e la capacità di gestire il meteo, che in alta quota cambia rapidamente con temporali pomeridiani frequenti in estate. La segnaletica a bande colorate esiste ed è in genere riconoscibile, ma le distanze e l'isolamento impongono comunque cartina e tracce di riferimento.
Per dormire, oltre a qualche rifugio e cabana ai margini del massiccio, molti scelgono la tenda nelle aree dove è consentito il campeggio, tipicamente intorno a Bucura: è il modo più immersivo per vivere il parco, ma comporta autonomia totale e il rispetto rigoroso delle regole di una riserva della biosfera, dove la fauna selvatica, orsi compresi, è di casa. Cibo in contenitori sigillati e nessun rifiuto lasciato sul posto sono la norma minima.
Ci si arriva in genere dalla zona di Hațeg e dalle valli che risalgono verso il parco, raggiungibili passando per i centri della Romania occidentale; l'ultimo tratto su strada è scomodo e spesso richiede mezzo proprio o un trasferimento organizzato. Proprio questa fatica logistica è ciò che protegge il Retezat dal turismo di massa.
Il periodo ideale va dalla piena estate all'inizio dell'autunno, da luglio a settembre, quando i sentieri alti sono liberi dalla neve e i laghi riflettono il cielo terso. Settembre, in particolare, regala aria limpida, meno persone e i primi colori della stagione che vira. Anche nei mesi di punta il Retezat resta molto più quieto del Făgăraș, e basta allontanarsi di poco dal lago Bucura per ritrovare il silenzio.
Un consiglio pratico: pianifica le giornate per essere sulle cime in mattinata e rientrare alla base prima dei temporali del pomeriggio, e non sottovalutare l'autonomia richiesta. Porta scorte alimentari, attrezzatura per il freddo anche in estate e tutto l'occorrente per gestire l'acqua, perché qui i servizi sono pochi e la montagna va affrontata con il rispetto che merita una riserva così preziosa.