Vallesina, Marche

Greenway del fiume Esino tra Appennino e mare

Nelle Marche, la valle dell'Esino collega la Gola di Frasassi all'Adriatico tra argini e strade bianche. Un entroterra marchigiano ignorato dal turismo, che corre verso le grotte famose o le spiagge senza fermarsi a pedalare lungo il fiume.

Greenway del fiume Esino tra Appennino e mare

Foto: Kessiye (CC BY 2.0) — Wikimedia Commons

Le Marche hanno due volti che attirano i visitatori: le grotte spettacolari di Frasassi e le spiagge dell'Adriatico. Quasi nessuno, però, pensa di collegare i due mondi pedalando, eppure tra la montagna e il mare scorre un fiume, l'Esino, che attraversa una delle valli più tranquille e ignorate della regione. Lungo il suo corso si stende una greenway fatta di argini, strade bianche e stradine di campagna che taglia un entroterra di colline, vigneti e piccoli borghi dove il turismo di massa semplicemente non arriva: la gente passa di qui in auto diretta altrove, senza fermarsi mai.

Il punto di partenza più suggestivo è in alto, vicino alla Gola di Frasassi, lo strapiombo calcareo scavato dal Sentino, affluente dell'Esino, dove si trovano le celebri Grotte di Frasassi e l'incredibile tempietto ottagonale del Valadier incastonato nella roccia. Da qui l'Esino scende verso oriente attraversando la Vallesina. Si tocca Genga, con il suo paesaggio aspro, e poi la valle si addolcisce verso Jesi, città d'arte murata, patria di Federico II e capitale storica dei Castelli di Jesi, terra del Verdicchio. Proseguendo, l'Esino punta deciso verso la costa, e il paesaggio cambia ancora: i vigneti lasciano spazio alla pianura agricola e infine all'apertura sull'Adriatico, dove il fiume sfocia nei pressi di Falconara Marittima, a due passi da Ancona. È un itinerario che ha il fascino raro di unire la montagna, la collina del vino e il mare in un'unica linea.

Il bello di seguire un fiume è che il profilo è naturalmente dolce: scendendo da Frasassi verso la costa si pedala in leggera e costante perdita di quota, il che rende il percorso accessibile anche a chi non cerca fatica. Il fondo è vario, con tratti di asfalto su strade secondarie e sezioni di strada bianca lungo gli argini, quindi conviene una bici robusta con gomme un po' generose, capace di affrontare anche il fondo sterrato senza problemi. L'impegno è nel complesso moderato se si segue il fondovalle, ma chi vuole salire verso i borghi collinari o spingersi a vedere il tempietto del Valadier deve mettere in conto qualche rampa decisa. È un percorso che si presta bene a essere fatto da monte verso mare, sfruttando la pendenza a favore e chiudendo con il premio della spiaggia.

Il periodo consigliato è ampio, da aprile a ottobre, e questo dipende dal clima mite dell'entroterra marchigiano. La primavera regala campagne verdi, fioriture e una luce limpida ideale per fotografare la gola e i borghi, mentre l'autunno è la stagione della vendemmia del Verdicchio, con i vigneti che si tingono e i paesi che profumano di mosto. Si evitano così il caldo umido di piena estate, quando la costa si affolla e l'aria della valle si fa pesante, e la solitudine di questi argini è praticamente garantita: il turismo marchigiano si concentra sulle grotte e sulle spiagge, mai sul tratto di fiume che le unisce.

Un consiglio pratico: pianifica una sosta a Jesi per visitare il centro storico murato e, se ami il vino, fermati in una cantina della zona dei Castelli di Jesi per scoprire il Verdicchio dove nasce. Porta una scorta d'acqua perché lungo gli argini i punti di rifornimento possono essere distanti, e tieni d'occhio le previsioni: sulle strade bianche degli argini, dopo la pioggia, il fondo può diventare fangoso e scivoloso. Arrivare al mare in bici dopo essere partiti dalla gola di montagna, però, ripaga ogni chilometro di sterrato.

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