Appennino marchigiano, Marche

Frasassi e la Valle di San Vittore: trekking tra gole e grotte

Nell'Appennino marchigiano, attorno alle celebri Grotte di Frasassi, si nascondono forre, abbazie romaniche ed eremi rupestri. Mentre le grotte richiamano molti visitatori, i sentieri esterni della gola e dei monti restano quasi deserti e si percorrono in piena tranquillità.

Frasassi e la Valle di San Vittore: trekking tra gole e grotte

Foto: Federica Cidale (CC BY-SA 4.0) — Wikimedia Commons

Le Grotte di Frasassi sono tra le attrazioni più visitate delle Marche, eppure basta uscire dal percorso turistico sotterraneo per ritrovarsi quasi soli. Pochi sanno che attorno alle grotte si apre un territorio di gole profonde, abbazie romaniche ed eremi scavati nella roccia, percorribile a piedi su sentieri che la grande maggioranza dei visitatori non considera nemmeno. Si arriva in pullman per la visita guidata alle sale sotterranee e si riparte, ignorando che la vera meraviglia all'aperto comincia proprio lì fuori.

Il cuore della zona è la gola di Frasassi, una forra spettacolare scavata dal fiume Sentino tra pareti calcaree verticali. All'imbocco della gola, in una posizione scenografica incassata nella roccia, si trova il piccolo tempietto ottagonale del Valadier e, poco sopra, l'eremo di Santa Maria infra Saxa, addossato alla parete rocciosa: luoghi suggestivi che si raggiungono a piedi con una breve salita e che restano sorprendentemente tranquilli. Nei pressi sorge l'abbazia di San Vittore alle Chiuse, gioiello dell'architettura romanica marchigiana, con la sua pianta compatta e la pietra chiara che risalta accanto al torrente. Da qui si dipartono i sentieri che salgono sui versanti e si addentrano nella valle, dove il silenzio è rotto solo dall'acqua e dagli uccelli.

Il Parco naturale regionale della Gola della Rossa e di Frasassi protegge tutta quest'area e offre numerosi itinerari, dai più semplici lungo il fondovalle a quelli più impegnativi che raggiungono i crinali e i punti panoramici affacciati sulle forre. Camminando si scoprono pareti amate dagli arrampicatori, grotte minori, vecchi mulini e mulattiere che un tempo collegavano i borghi appenninici. Genga, il paese di riferimento, conserva un nucleo storico raccolto e fa da base ideale per esplorare la zona a piedi. Più in alto, tra i boschi di leccio e roverella, si incontrano radure silenziose e scorci sulle montagne dell'Appennino umbro-marchigiano.

Per arrivare, la stazione ferroviaria di Genga-San Vittore Terme si trova proprio all'imbocco della valle, sulla linea che collega la costa all'entroterra, ed è uno dei modi più comodi e suggestivi per giungere senza auto. In treno si scende a pochi passi dall'abbazia e dai sentieri. Chi viene in macchina trova parcheggi nella zona delle grotte e a Genga, da cui partono molti percorsi. Una volta sul posto ci si muove a piedi: la rete sentieristica è ben sviluppata e consente di costruire anelli di varia lunghezza, restando sempre nei dintorni del fiume e dei rilievi circostanti.

Il periodo ideale per i sentieri esterni è la primavera, tra aprile e maggio, oppure l'autunno, in ottobre. In primavera la gola si riempie di vegetazione fresca e il fiume è generoso; in ottobre i boschi si accendono di colori e l'aria è limpida e fresca, perfetta per camminare. Si evita così il caldo estivo, che nelle forre può essere afoso, ma soprattutto si sfugge alla concentrazione di visitatori che affolla l'area delle grotte nei mesi e nei fine settimana di punta. Mentre i pullman scaricano gruppi all'ingresso del complesso sotterraneo, i sentieri sui versanti e in fondo alla valle rimangono pressoché vuoti anche in alta stagione, e fuori dai mesi clou la solitudine è quasi garantita.

Un consiglio pratico: scegliete con cura la giornata, perché dopo piogge intense il fiume Sentino può ingrossarsi e alcuni tratti di fondovalle diventano fangosi o scivolosi, quindi scarpe con suola robusta sono indispensabili. Se volete unire la visita alle grotte al trekking, prenotate l'ingresso sotterraneo in anticipo e fatelo a inizio o fine giornata, dedicando le ore centrali ai sentieri esterni dove non incontrerete nessuno. Portate acqua a sufficienza perché lungo i percorsi alti non sempre ci sono fonti, e tenete d'occhio l'orario del tramonto, che in autunno arriva presto: la gola, all'ombra delle pareti, si fa buia prima del previsto.

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