Ciclovia del Sulcis tra miniere e stagni
Nel Sulcis-Iglesiente, all'estremo sud-ovest della Sardegna, strade tranquille collegano l'archeologia mineraria dismessa alle zone umide popolate di fenicotteri. Un angolo crudo e poco conosciuto dell'isola, percorribile gran parte dell'anno e quasi sempre senza folla.
Foto: DeeJay05 (CC BY-SA 4.0) — Wikimedia Commons
Il sud-ovest della Sardegna è una delle aree più affascinanti e meno raccontate dell'isola. Il Sulcis-Iglesiente è una terra dura, segnata da un passato minerario che ha plasmato paesaggi e paesi, e da zone umide costiere dove la natura ha ripreso il sopravvento. Non è la Sardegna patinata delle copertine: è cruda, autentica e poco frequentata, perfetta per chi cerca un cicloturismo lento fatto di storia industriale, fenicotteri e strade dove non passa quasi nessuno.
Il filo del viaggio unisce due anime di questo territorio. Da una parte l'archeologia mineraria: per oltre un secolo l'Iglesiente è stato uno dei più importanti distretti minerari d'Italia, e oggi resta un paesaggio straordinario di pozzi, laverie, villaggi operai e impianti abbandonati, riconosciuto come parco geominerario. Tappe simboliche sono Iglesias, capitale storica delle miniere, e i siti lungo la costa come Masua, con il celebre Porto Flavia scavato nella falesia, e la spettacolare Galleria Henry presso Buggerru. Pedalare tra questi luoghi significa attraversare la memoria di un lavoro durissimo, leggibile ancora oggi nelle strutture arrugginite affacciate sul mare.
Dall'altra parte ci sono le zone umide del Sulcis, gli stagni costieri che ospitano una fauna ricchissima. Verso Cagliari e la pianura meridionale, ma anche lungo le lagune del basso Sulcis, si incontrano specchi d'acqua salmastra dove i fenicotteri rosa sostano e nidificano, insieme a una grande varietà di uccelli acquatici. Sono ambienti delicati e silenziosi, ideali da costeggiare in bicicletta su strade pianeggianti, fermandosi a osservare senza disturbare. Il contrasto tra le miniere ferrigne dell'interno e la leggerezza degli stagni costieri è ciò che rende unico questo itinerario.
Sul piano tecnico l'impegno è variabile. Lungo gli stagni e nelle pianure costiere si pedala in piano o quasi, su strade tranquille a basso traffico; man mano che ci si avvicina all'Iglesiente minerario il terreno si fa collinare e montuoso, con salite anche decise per raggiungere i siti aggrappati alle falesie e ai versanti. Il dislivello complessivo dipende quindi da quanto ci si addentra nell'interno: si può costruire un percorso più dolce restando vicino alla costa e alle zone umide, oppure più impegnativo cercando le miniere alte. Le strade sono in gran parte asfaltate e poco trafficate, con possibili raccordi sterrati verso i siti minerari, quindi una gravel o una bici da turismo robusta sono la scelta giusta.
Per arrivarci, i riferimenti sono Cagliari a est e Iglesias come cuore dell'area; da lì si raggiungono la costa di Masua e Buggerru e gli stagni del Sulcis. Conviene scegliere una base e muoversi ad anelli, alternando giornate dedicate alle miniere a giornate più rilassate lungo le lagune.
Il periodo migliore è ampio: dalla primavera, da marzo, all'autunno inoltrato, fino a novembre. Sono i mesi in cui il clima è mite, gli stagni sono popolati e la luce sul mare e sulle rovine minerarie è più morbida. Proprio perché il Sulcis non è una meta balneare di massa, puoi pedalare anche nei mesi spalla e in pieno autunno trovando strade libere e siti quasi deserti, mentre il resto dell'isola è ormai vuoto o ancora concentrato sulle spiagge più note. L'estate piena porta caldo intenso e va affrontata con prudenza, sfruttando le prime ore del giorno.
Un consiglio pratico: organizza con anticipo la visita ai siti minerari più scenografici come Porto Flavia e la Galleria Henry, che si visitano in modo guidato e con orari da verificare, e lascia la bici per esplorarli a piedi. Porta sempre acqua a sufficienza, perché tra un paese e l'altro i tratti isolati non mancano, e rispetta gli ambienti umidi tenendo le distanze dai fenicotteri: in un territorio così fragile e poco battuto, il viaggio più bello è quello che lascia tutto com'era.