Ciclovia del Sile dalle risorgive alla laguna
Il Sile, il fiume di risorgiva più lungo d'Europa, scorre nel Parco del Sile tra mulini e barene fino alla laguna nord di Venezia. È un Veneto d'acqua silenzioso, ignorato dai flussi che assediano Venezia: una ciclovia piatta e lentissima a due passi da Treviso.
Foto: Kallerna (CC BY-SA 4.0) — Wikimedia Commons
C'è un Veneto d'acqua che quasi nessuno guarda, perché tutti gli occhi sono puntati su Venezia. Mentre la laguna celebre soffoca sotto i flussi turistici, poco a nord scorre il Sile, il fiume di risorgiva più lungo d'Europa, e lungo le sue rive corre una ciclovia che attraversa un paesaggio d'acqua dolce e lenta che i visitatori di Venezia non sospettano nemmeno. È il rovescio quieto della medaglia più affollata d'Italia.
Il Sile non nasce da una montagna ma dalla terra: sgorga dalle risorgive della pianura, dove l'acqua filtrata dal sottosuolo riaffiora limpida e fresca, e da quel principio umile cresce fino a diventare un fiume vero. La ciclovia segue questo racconto dall'inizio alla fine, dalle polle di risorgiva nei pressi di Casacorba di Vedelago e Torreselle di Piombino Dese fino al punto in cui il fiume incontra la laguna nord. È un itinerario che ha la rara qualità di avere un senso narrativo: si pedala seguendo l'acqua che cresce, dalla sorgente alla foce.
Lungo il percorso si attraversa il cuore del Parco Naturale Regionale del Fiume Sile. Si toccano i vecchi mulini che un tempo sfruttavano la corrente, si costeggiano i borghi rivieraschi e si arriva a Treviso, città d'acqua per eccellenza, con i suoi canali, le mura e il centro attraversato dalle rogge. Da Treviso il fiume prosegue verso Casier e Quarto d'Altino, e nel tratto finale il paesaggio cambia natura: l'acqua dolce sfuma in quella salmastra, comparono le barene, le lingue di terra emergenti tipiche dell'ambiente lagunare, e il fiume si apre verso la laguna nord, quella meno battuta, dove sopravvivono le isole e i casoni dei pescatori. C'è anche la suggestione del Sile che, nel suo ultimo tratto, scorre su un vecchio alveo del Piave, in un intreccio di storie fluviali tipico di questa pianura.
Arrivarci è facilissimo: Treviso è a un passo da Venezia e perfettamente collegata, e la ciclovia si imbocca senza difficoltà. Il fondo alterna tratti sterrati lungo gli argini ad altri asfaltati, ed è adatto a bici da turismo e gravel; un mezzo con gomme un po' generose è la scelta più comoda. Il grande regalo di questo itinerario è la pianura assoluta: il dislivello è praticamente inesistente, l'andamento è piatto dall'inizio alla fine, e l'impegno è qualitativamente basso, una questione di chilometri e di pazienza più che di fatica. È l'itinerario ideale per chi vuole pedalare lento, guardandosi intorno, senza l'ansia delle salite.
Il periodo migliore va dalla primavera all'autunno, da aprile a ottobre. La primavera porta il verde brillante dei canneti e il canto degli uccelli acquatici, mentre l'autunno tinge i pioppi lungo le rive e regala luci basse e nebbie mattutine che rendono il fiume quasi irreale. L'estate è vivibile grazie all'ombra dei filari e alla frescura costante dell'acqua, ma è anche il momento in cui Venezia è più assediata: proprio allora la ciclovia del Sile offre il suo contrasto più forte, un Veneto silenzioso a pochi chilometri dalla calca. Qui non c'è folla in nessuna stagione, solo aironi, qualche pescatore e pochi altri ciclisti.
Il Sile è anche un fiume di storie produttive: lungo le sue rive lavorarono per secoli mulini, conce e opifici che sfruttavano la corrente costante e l'acqua pulita, e ancora oggi si incontrano le tracce di questa archeologia industriale dell'acqua, ruote e chiuse che raccontano un'economia fluviale ormai scomparsa. Persino le imbarcazioni hanno lasciato il segno: nel tratto verso la laguna riposano i resti di vecchi burci, le barche da trasporto che un tempo solcavano il fiume, oggi diventate parte del paesaggio e rifugio per gli uccelli acquatici.
Un consiglio pratico: pedala da monte verso valle, partendo dalle risorgive e scendendo verso la laguna. Non è una questione di dislivello, che è nullo, ma di racconto: seguire l'acqua nel suo verso naturale, dalla sorgente cristallina alle barene salmastre, regala una progressione che dà coerenza alla giornata. E lasciati il tempo per arrivare fino alla laguna nord: è lì, davanti alle barene e al silenzio, che capisci di aver visto un Veneto che i milioni di turisti di Venezia non vedranno mai.