Ciclovia dei Tratturi della transumanza in Alto Molise
Nell'Alto Molise, la regione meno visitata d'Italia, si pedala sulle antiche vie erbose della transumanza tra altipiani e borghi quasi spopolati. Niente code, niente folla: solo silenzio, pascoli e un Appennino dimenticato.
Foto: Pietro (CC BY-SA 3.0) — Wikimedia Commons
C'è una ragione semplice per cui qui non incontri quasi nessuno: il Molise è la regione che il turismo italiano continua a saltare. E proprio per questo l'Alto Molise è uno dei luoghi più sorprendenti dove portare la bicicletta. I tratturi, le larghe vie erbose lungo cui per secoli le greggi salivano e scendevano tra l'Abruzzo e la Puglia, sono ancora lì: nastri verdi che attraversano altipiani aperti, boschi e paesi dove a volte le finestre chiuse superano quelle abitate.
Il cuore di questo itinerario è il tratturo Celano-Foggia e la rete che si dirama intorno a Pescolanciano, Carovilli e Pietrabbondante. Pietrabbondante merita una sosta a sé: il suo santuario sannitico, con il teatro e i templi affacciati sulle montagne, è uno dei siti archeologici più suggestivi e meno frequentati del Centro-Sud. Da qui si scende e si risale verso Agnone, la cittadina delle campane, dove da quasi mille anni si fondono le campane in una fonderia che è essa stessa una tappa.
Verso ovest si raggiunge la riserva di Montedimezzo e la zona di Vastogirardi, con i suoi boschi di faggio e abete bianco che fanno parte delle faggete vetuste tutelate dall'Unesco. Più a sud, Capracotta è uno dei comuni più alti dell'Appennino e d'estate offre l'aria fresca degli altipiani: il Giardino della Flora Appenninica e il pianoro del Prato Gentile sono punti di riferimento naturali per chi vuole fermarsi a respirare.
Il fondo è vario e questo è parte del fascino: tratti di tratturo erboso e sterrato, strade secondarie asfaltate quasi prive di traffico, qualche passaggio sconnesso dove conviene scendere e camminare. È un terreno da gravel o da mountain bike, non da bici stretta. Il dislivello non va sottovalutato: si è in piena montagna appenninica, con continui sali e scendi tra valli e altipiani, quindi è un percorso impegnativo, adatto a chi ha gambe allenate e non ha fretta. Meglio considerarlo come un viaggio a tappe brevi, dormendo nei piccoli centri, piuttosto che una corsa.
Per arrivarci si fa un po' di fatica, ed è il prezzo della tranquillità. Le stazioni di riferimento sono lontane e i collegamenti pubblici scarsi: la soluzione più comoda è l'auto fino a Isernia o a uno dei borghi di partenza come Pescolanciano o Agnone, lasciandola in paese e muovendosi poi solo in bici. Una volta dentro, ci si sposta esclusivamente sulle due ruote, appoggiandosi ai pochi bar e alimentari dei paesi per il rifornimento: non dare per scontato di trovare servizi a ogni tappa, conviene partire con acqua e qualcosa da mangiare.
I mesi giusti sono la tarda primavera e l'inizio dell'autunno. A maggio gli altipiani sono verdissimi e fioriti, le giornate lunghe e le temperature ancora gentili; in ottobre i faggi virano al rame e l'aria è limpida. Sono anche i periodi in cui la transumanza, dove ancora praticata, riprende vita. L'inverno qui è duro e nevoso, l'estate sugli altipiani è gradevole ma nelle valli può scaldare. In ogni caso la folla non è mai un problema: anche in alta stagione difficilmente incrocerai altri cicloturisti, e questo è esattamente il punto.
Un consiglio pratico: prima di partire fai due telefonate. In questi paesi gli alloggi sono pochi e spesso vanno concordati direttamente, così come la disponibilità di un pasto caldo la sera. Avvisare in anticipo agriturismi e piccole locande non solo ti garantisce un letto e una cena di prodotti locali, ma è anche il modo migliore per entrare in contatto con chi questi luoghi li vive ancora, e per restituire qualcosa a una terra che del turismo lento avrebbe davvero bisogno.