Marche

Cammino dei Cappuccini: tra la Gola del Furlo e l'entroterra marchigiano

Un itinerario nelle Marche interne che unisce conventi francescani, calanchi e borghi medievali, lontano dalla costa affollata. Attraversa zone collinari e appenniniche poco battute dal turismo, dove si cammina in tranquillità tra paesaggi rurali e luoghi di spiritualità.

Cammino dei Cappuccini: tra la Gola del Furlo e l'entroterra marchigiano

Foto: Perpaulo40 (CC BY-SA 4.0) — Wikimedia Commons

Le Marche che quasi nessuno percorre a piedi sono quelle dell'interno, dove la collina si fa appennino e i borghi medievali si aggrappano ai crinali lontano dal rumore della riviera. Il Cammino dei Cappuccini attraversa proprio questo entroterra, mettendo in fila conventi francescani, calanchi argillosi e centri storici raccolti. È un itinerario lungo, che collega il nord della regione al sud, e proprio perché si svolge nelle zone interne resta uno dei cammini italiani meno frequentati: chi lo percorre incontra più contadini e frati che altri viandanti.

Il filo conduttore sono i conventi dei frati cappuccini, ordine francescano che nelle Marche ha radici profonde. Lungo il percorso se ne incontrano diversi, alcuni ancora abitati da piccole comunità, altri trasformati in luoghi di accoglienza per i camminatori. Sono tappe ideali per riposare e per cogliere lo spirito sobrio che anima l'intero cammino. Attorno a questi edifici si sviluppa un paesaggio che alterna boschi, coltivi e i caratteristici calanchi, le forme erose dell'argilla che disegnano versanti lunari e suggestivi soprattutto nelle ore radenti del mattino e del tramonto.

Il tracciato attraversa luoghi come la Gola del Furlo, suggestiva forra scavata dal fiume tra pareti calcaree, e tocca centri come Cagli e l'eremo di Fonte Avellana, immerso nei boschi alle pendici del monte Catria. Si attraversano borghi murati di pietra, con vie strette, torri e piazze minuscole rimaste fuori dai grandi flussi turistici. Più a sud il cammino entra nelle valli dei fiumi appenninici, costeggiando antiche abbazie e pievi romaniche, passando per Camerino e Sarnano fino ai Monti Sibillini e al santuario di Madonna dell'Ambro, per poi scendere verso Ascoli Piceno, sul versante meridionale della regione. Ogni tappa ha il suo borgo dove fermarsi a dormire e a mangiare, e l'ospitalità qui è genuina, fatta di trattorie a conduzione familiare e di gente abituata ad accogliere il pellegrino più che il turista frettoloso.

Per arrivare ai punti di accesso conviene appoggiarsi alle città marchigiane servite dalla ferrovia adriatica e poi risalire verso l'interno con i bus di linea, che collegano i capoluoghi ai paesi delle valli, anche se con corse non frequenti: vale la pena studiare gli orari in anticipo. Chi viaggia in auto può lasciarla in un borgo e organizzare il rientro con i mezzi pubblici, oppure pianificare anelli che riportino al punto di partenza. Il cammino è pensato per essere diviso in tappe giornaliere e affrontato con lo zaino, dormendo di volta in volta nei conventi, negli ostelli o nelle piccole strutture dei paesi.

Il periodo migliore va da maggio a giugno e poi a settembre. In tarda primavera le valli interne sono verdissime, i prati fioriti e le giornate lunghe permettono di camminare con calma; settembre porta temperature gradevoli e una luce nitida, con i boschi che cominciano a virare. Si evitano così sia la calura estiva, che nelle conche interne può essere intensa, sia il sovraffollamento, che del resto qui non esiste: mentre la costa adriatica nei mesi balneari è presa d'assalto, l'entroterra resta silenzioso e disponibile. È proprio questo scarto a rendere il cammino prezioso, perché si attraversa una regione molto turistica restando completamente fuori dai suoi circuiti di massa.

Un consiglio pratico: nelle Marche interne i servizi sono diradati, perciò non date per scontato di trovare bar, fontane o negozi in ogni paese, e partite ogni mattina con acqua e qualcosa da mangiare a sufficienza. Le distanze tra un borgo e l'altro possono essere considerevoli e i saliscendi appenninici mettono alla prova le gambe più del previsto, quindi calibrate le tappe con prudenza. Conviene contattare in anticipo i conventi e le strutture, perché molti posti letto vanno prenotati e l'accoglienza francescana, pur generosa, ha posti limitati. Portate una traccia GPS e una cartina, perché la segnaletica non sempre è continua, e prendetevi il tempo di entrare nelle chiese romaniche lungo il percorso: sono spesso vuote, silenziose e di una bellezza essenziale che ripaga la fatica.

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