Cammino dei Briganti tra Lazio e Abruzzo nel Cicolano
Un anello a piedi nel Cicolano, tra Lazio e Abruzzo, attraverso boschi, ruderi e paesi quasi spopolati: una zona di montagna marginale e silenziosa, lontana dalle rotte turistiche, dove il cammino stesso è nato per riportare vita e viandanti.
Foto: autore sconosciuto — Wikimedia Commons
Ci sono angoli dell'Appennino centrale che quasi nessuno conosce, e il Cicolano è uno di questi. Schiacciato tra la provincia di Rieti e quella dell'Aquila, è un territorio di montagne tondeggianti, valli strette e borghi che si sono svuotati nel corso del Novecento. Proprio da questa marginalità è nato il Cammino dei Briganti: un anello pensato per far passare di nuovo qualcuno tra paesi dove ormai si incontrano più cinghiali che persone. Non troverai code, biglietterie o pullman di turisti. Troverai sentieri, fontanili, chiese chiuse e il rumore del vento tra i faggi.
Il filo conduttore sono i briganti, le bande che dopo l'Unità d'Italia si rifugiavano in queste montagne, a cavallo dell'antico confine tra il Regno delle Due Sicilie e lo Stato Pontificio. Il cammino è un anello, quindi si parte e si torna nello stesso punto, e questo lo rende comodo perché si lascia l'auto e si cammina senza problemi di rientro. Il punto di appoggio più classico è Sante Marie, in Abruzzo, da cui l'itinerario si snoda toccando frazioni e località come Val de' Varri con la sua grotta, Nesce, Spedino, il Lago della Duchessa che resta più in quota come possibile deviazione, e una serie di piccoli abitati che si affacciano sulla Valle del Salto.
Si attraversano boschi di querce e faggi, prati di altura, ruderi di vecchie case e mulattiere lastricate. Lungo il percorso si incontrano i resti di castelli e torri di avvistamento, le chiesette di campagna e i lavatoi. È un viaggio lento per definizione: ogni tappa è pensata su distanze e dislivelli affrontabili da un camminatore mediamente allenato, con la possibilità di pernottare in piccole strutture, agriturismi e case dei paesi, dove spesso si mangia ciò che cucina la famiglia che ospita. Questo contatto diretto con chi è rimasto a vivere quassù è una parte importante dell'esperienza.
Per arrivare conviene puntare su Sante Marie o sugli altri paesi di partenza in auto: si esce dall'autostrada A24 Roma-L'Aquila ai caselli più vicini e poi si sale lungo le strade provinciali. Esiste anche la stazione ferroviaria della linea Roma-Pescara nei pressi, utile per chi vuole arrivare senza macchina, ma per muoversi tra i borghi e raggiungere alcuni punti di tappa l'auto resta più comoda. Una volta lasciato il mezzo, ci si muove esclusivamente a piedi seguendo la segnaletica del cammino, che negli anni è stata curata e mantenuta dalle realtà locali che gestiscono il percorso.
Il periodo migliore è la tarda primavera e l'inizio dell'autunno. Maggio e giugno regalano prati fioriti, ruscelli ancora pieni e giornate lunghe; settembre offre boschi che cominciano a virare, aria limpida e temperature ideali per camminare. L'estate piena può essere calda nelle ore centrali e secca, mentre l'inverno porta neve e freddo in quota, con molte strutture chiuse. Scegliendo questi mesi si evita anche del tutto la calca, perché qui non c'è mai vera folla: al massimo si incrociano altri camminatori sullo stesso anello, e fa parte del bello salutarsi e scambiarsi due parole sul sentiero.
Vale la pena ricordare che questo è un territorio di acqua e di pietra. Il Lago del Salto, formato dallo sbarramento del fiume omonimo, disegna braccia e insenature tra i monti e accompagna a tratti il cammino con il suo riflesso. Intorno restano i segni di un mondo contadino e pastorale che si è quasi spento: stazzi, recinti, vecchie aie, edicole votive ai bivi. Camminando si attraversano frazioni dove vivono ormai poche famiglie e si capisce, più che da qualsiasi racconto, cosa significhi lo spopolamento delle aree interne. È anche per questo che il Cammino dei Briganti ha un senso che va oltre la fatica: ogni viandante che passa lascia qualcosa, da una notte in un agriturismo a un pasto in un'osteria, e contribuisce a tenere accesa una luce in paesi che altrimenti spegnerebbero del tutto le finestre.
Un consiglio pratico: pianifica in anticipo i pernottamenti, perché i posti letto nei piccoli paesi sono limitati e spesso vanno prenotati con qualche giorno di margine, soprattutto nei fine settimana. Porta con te acqua a sufficienza tra una fontana e l'altra, scarpe da trekking già rodate e qualche contante, perché non sempre si trova un bancomat o si può pagare con la carta. E lascia spazio nello zaino alla lentezza: il Cicolano si gusta fermandosi a parlare con chi incontri, non correndo per chiudere la tappa.