Berat, la città delle mille finestre dove l'Albania rallenta
A Berat, città-museo affacciata sull'Osum, le case ottomane salgono in fila lungo la collina e il tempo scorre lento, lontano dalle rotte affollate dell'Adriatico.
Foto: Foto: my_cottage (CC BY-SA 2.0) — Wikimedia Commons
Berat si annuncia da lontano con la sua immagine più nota: file di case bianche dalle ampie finestre di legno scuro, addossate l'una all'altra sulla collina, che le hanno valso il soprannome di "città delle mille finestre". È un panorama che si fissa nella memoria, eppure qui non incontrerai le code e i selfie compatti che ormai assediano molte mete balcaniche. Berat resta un luogo dove si cammina con calma, dove i quartieri storici di Mangalem e Gorica si guardano da una sponda all'altra del fiume Osum, collegati da un vecchio ponte di pietra.
Il cuore della visita è il Kala, il quartiere fortificato in cima alla collina: a differenza di tante cittadelle ridotte a rovine recintate, questa è ancora abitata. Tra le mura vivono famiglie, crescono orti e galline, e si entra liberamente per stradine lastricate dove ogni tanto si apre la vista sulla valle. Le piccole chiese bizantine e le tracce dei diversi popoli che hanno attraversato questa terra raccontano una storia di convivenza, senza bisogno di biglietti o folle.
Scendendo in città, conviene perdersi senza meta tra i vicoli, fermarsi in un caffè all'ombra e assaggiare la cucina locale, fatta di verdure, formaggi e piatti semplici. La gente è abituata a un turismo discreto e accoglie con genuina curiosità chi arriva. Spendere qui qualche notte, anziché toccare e fuggire, significa lasciare valore alla comunità e vivere il ritmo reale della città.
Berat è la base ideale anche per esplorare i dintorni: il canyon dell'Osum, i borghi di montagna e le campagne coltivate a vigneti. Andandoci fuori dai mesi più caldi si evita sia la calura che il poco affollamento estivo, e si scopre un'Albania autentica, lontana dalle spiagge sovraccariche della costa.