Roero, provincia di Cuneo, Piemonte

Anello gravel del Roero tra rocche e vigne

A nord delle Langhe affollate, sull'altra sponda del Tanaro, il Roero offre calanchi, boschi e cantine di Arneis senza la ressa turistica dei colleghi più famosi. Un anello gravel fatto di salite brevi ma cattive e di crinali silenziosi, in provincia di Cuneo.

Anello gravel del Roero tra rocche e vigne

Foto: Georgius LXXXIX (CC BY-SA 3.0) — Wikimedia Commons

Tutti vanno nelle Langhe. Pochi attraversano il Tanaro e salgono sull'altra collina, quella del Roero, eppure è lì che il Piemonte del vino conserva ancora un volto ruvido e poco turistico. Stesso paesaggio di vigne e noccioleti, stessi grandi vini, ma con una differenza geologica che cambia tutto: il Roero è terra di rocche, pareti di sabbia e argilla scavate dall'erosione in calanchi vertiginosi, voragini boscose che spuntano all'improvviso tra un filare e l'altro. È un territorio fotogenico e selvatico che il cicloturismo di massa, fermo sull'altra sponda, ha quasi dimenticato.

L'anello ideale si disegna tra i borghi di crinale. Si può partire da un paese come Canale, capitale dell'Arneis, e salire verso Montà, Monteu Roero, Santo Stefano Roero e Vezza d'Alba, collegando le rocche più spettacolari attraverso strade secondarie e sterrati. Il cuore selvaggio è l'area protetta delle Rocche del Roero, dove sentieri e strade bianche corrono lungo l'orlo dei calanchi e dentro boschi fitti che danno ombra anche d'estate. Borghi come Bra o Pocapaglia possono fare da porta d'ingresso, e ovunque si trovano cantine dove l'Arneis bianco e il Roero rosso si assaggiano senza prenotazioni impossibili e senza i prezzi gonfiati dei paesi più blasonati.

È un itinerario pensato per la gravel o la mountain bike. Il fondo alterna asfalto di strade di campagna poco trafficate a sterrati e strade di vigna che dopo la pioggia possono diventare argillosi e scivolosi: l'argilla del Roero, bagnata, è infida, quindi meglio aspettare qualche giorno di sole dopo un temporale. Il profilo non è mai pianeggiante: il Roero è un continuo saliscendi, con strappi brevi ma ripidi che mettono alla prova le gambe più della loro lunghezza. Non aspettatevi grandi valichi, ma mettete in conto un dislivello accumulato che si fa sentire, distribuito in decine di rampe corte. È un impegno medio, adatto a chi ha un minimo di allenamento e non teme qualche cambio di pendenza brusco.

Arrivarci è semplice: il Roero è a un passo da Alba e Bra, ben collegate, e la stessa Bra ha una stazione ferroviaria comoda. Una volta in zona ci si muove solo in bici, perché le distanze tra un borgo e l'altro sono brevi e la rete di strade minori è fittissima.

Il momento giusto sta nelle mezze stagioni. La primavera, indicativamente da aprile in avanti, regala vigne di un verde tenero, boschi in fiore e temperature ideali per le salite. L'altra finestra d'oro è l'autunno, intorno a ottobre, con la vendemmia, i colori del foliage tra i noccioleti e le rocche che si accendono di giallo e rosso. In entrambi i casi si evita la folla per un motivo semplice: chi visita questa parte del Piemonte tende a fermarsi nei centri famosi delle Langhe, e il Roero resta un territorio 'di passaggio' che pochi pedalano davvero. Anche nei weekend di vendemmia, sulle strade bianche delle Rocche è facile non incontrare nessuno per ore. L'estate è percorribile ma più calda, e conviene sfruttare l'ombra dei boschi e le ore del mattino.

Un consiglio pratico: pianificate la giornata intorno a una sosta in cantina, ma fatela alla fine del giro o comunque dopo le salite più dure, non a metà. Le cantine del Roero sono spesso piccole realtà familiari dove vale la pena chiamare prima per assicurarsi che ci sia qualcuno ad accogliervi, soprattutto fuori stagione. E portate gomme con un minimo di tassellatura e una camera d'aria di scorta: sugli sterrati delle rocche, lontani dai centri abitati, un'assistenza meccanica non è dietro l'angolo, e l'autonomia è parte del piacere di pedalare in un Piemonte ancora tutto da scoprire.

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