Anello gravel del Collio tra le vigne di confine
Nel Collio goriziano, in Friuli, le strade bianche salgono tra i filari di Ribolla e i cippi del vecchio confine sloveno. È un vigneto-collina raffinato, celebre per i suoi vini bianchi, eppure stranamente vuoto: un paradiso gravel che il turismo di massa ignora.
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Ci sono terre che producono vini conosciuti in tutto il mondo e restano comunque deserte di turisti. Il Collio goriziano è una di queste: le sue colline danno alcuni dei bianchi più stimati d'Italia, eppure chi le percorre in bici si ritrova spesso solo, tra filari ordinati e strade bianche silenziose. È un vigneto-collina elegante, sospeso sul confine con la Slovenia, che il turismo di massa non ha mai davvero scoperto, e proprio per questo regala un'esperienza gravel di rara quiete.
Il Collio è un mosaico di colline morbide tappezzate di vigne, dove crescono i vitigni che hanno fatto la fama del Friuli: la Ribolla Gialla su tutti, simbolo di questa terra, ma anche i grandi bianchi e gli orange wine che hanno reso celebri tra gli intenditori i produttori della zona. Pedalare qui significa attraversare un paesaggio agricolo curato come un giardino, dove ogni versante è un disegno di filari e ogni curva apre una vista diversa sulle Prealpi Giulie a nord e sulla pianura a sud.
Il cuore di un anello gravel in questa zona ruota attorno ai borghi del vino. Cormons, con la sua piazza e l'atmosfera mitteleuropea, è un punto di partenza naturale. Da lì si sale verso le frazioni sparse tra le vigne, si tocca l'area di Oslavia, tristemente nota per le battaglie della Grande Guerra e oggi rinata grazie ai suoi vini, e ci si avvicina al confine con la Slovenia, dove i vecchi cippi di pietra segnano un limite che oggi è solo memoria. Attraversare idealmente quella linea, tra vigne italiane e slovene che si confondono, è una delle suggestioni più forti di questo angolo d'Europa, dove la storia del Novecento ha lasciato segni profondi sul paesaggio.
Arrivarci è semplice partendo da Gorizia o da Cormons, ben collegate, e l'anello si può modellare sulle proprie gambe pescando tra la fitta rete di strade bianche e secondarie che intrecciano le colline. Il fondo è il classico della gravel: tratti di strada bianca, sterrati tra i vigneti e qualche pezzo di asfalto a collegarli, ideali per una bici gravel o una mountain bike, meno per una bici da corsa. Qui, a differenza delle ciclabili di fondovalle, il terreno è collinare: si sale e si scende di continuo seguendo l'ondulazione dei versanti, e l'impegno è qualitativamente medio, fatto di strappi brevi ma ripetuti che alla fine della giornata si sentono nelle gambe. Non sono montagne, ma nemmeno pianura: è il saliscendi costante che dà ritmo al pedalare nel vigneto.
Il periodo migliore va da maggio a settembre. La tarda primavera regala il verde tenero dei filari appena germogliati e giornate luminose, mentre la fine dell'estate porta l'attesa della vendemmia, con i grappoli che maturano e l'aria che profuma di uva. Settembre, in particolare, è un mese magico: le colline si animano del lavoro della raccolta ma restano comunque lontane dai grandi flussi turistici. Anche in piena stagione il Collio conserva il suo vuoto sorprendente: mentre altre zone del vino italiano sono prese d'assalto, qui si pedala tra le vigne incrociando più trattori che altri ciclisti. Il caldo estivo è mitigato dalla quota collinare e dalla brezza, ma nelle ore centrali conviene comunque cercare l'ombra.
Un consiglio pratico: programma una sosta in una cantina lungo il percorso, ma fallo con misura e verso fine giornata, magari prenotando in anticipo perché molte realtà sono piccole e a conduzione familiare. Assaggiare una Ribolla Gialla guardando le colline che l'hanno prodotta, dopo averle pedalate, è il modo giusto per chiudere l'anello. E tieni le gomme un po' più larghe e morbide: le strade bianche del Collio sono splendide ma a tratti sconnesse, e un assetto comodo ti permette di goderti il paesaggio invece di combattere col fondo.