Parco delle Madonie, Palermo

Anello del Pizzo Carbonara nelle Madonie

Nel Parco delle Madonie, in provincia di Palermo, il Pizzo Carbonara è la seconda vetta più alta della Sicilia. Tra agrifogli giganti e doline carsiche si apre un mondo quasi alpino, ignorato da chi conosce l'isola solo per il mare.

Anello del Pizzo Carbonara nelle Madonie

Foto: Moritzp73 (CC BY-SA 3.0) — Wikimedia Commons

A poche decine di chilometri dalla costa palermitana, le Madonie nascondono una montagna vera. Il Pizzo Carbonara, con i suoi quasi duemila metri, è la seconda cima più alta della Sicilia dopo l'Etna, ma raggiunge un mondo che nessuno si aspetta sull'isola: altopiani carsici, doline che trattengono la neve, faggete e boschi di agrifoglio che sembrano usciti da un paesaggio centroeuropeo. Mentre i turisti affollano spiagge e città d'arte, quassù si cammina spesso da soli, in un silenzio rotto solo dal vento.

Il punto di partenza naturale è Piano Battaglia, una conca d'alta quota incastonata tra le cime, un tempo piccola stazione sciistica, oggi base ideale per le escursioni. Da qui parte l'anello che sale verso il Pizzo Carbonara attraversando ambienti diversissimi: prima i pascoli e i boschi della conca, poi i piani carsici punteggiati di doline, dove l'acqua scompare nella roccia, e infine i pianori sommitali, ondulati e quasi lunari, da cui lo sguardo spazia in tutte le direzioni. Nelle giornate limpide si vedono il mar Tirreno a nord e, lontana, la mole dell'Etna a est.

Uno dei tesori del percorso è il Vallone Madonna degli Angeli, dove sopravvive una popolazione rarissima di abete dei Nebrodi, una conifera unica al mondo ridotta a pochissimi esemplari, simbolo della fragilità e del valore di questo ambiente. Altrove il cammino si snoda tra agrifogli giganteschi e secolari, alberi enormi che nelle Madonie raggiungono dimensioni straordinarie, e tra faggete che in autunno si accendono di colori caldi. La cima del Carbonara non è una punta affilata ma un ampio pianoro sommitale, e proprio per questo l'orientamento richiede attenzione, perché mancano riferimenti netti.

Il fenomeno carsico è ciò che rende unico questo altopiano: l'acqua non scorre in superficie ma si infila nella roccia, scavando doline, inghiottitoi e conche dove la neve resiste a lungo. Ne nasce un paesaggio senza torrenti visibili, fatto di avvallamenti erbosi e affioramenti calcarei levigati, che dà al Carbonara quell'aspetto sospeso e lunare tanto diverso dal resto della Sicilia. Camminarci dentro, con il rumore dei propri passi come unico suono, è un'esperienza che resta impressa.

Per arrivare serve l'auto: si sale dai borghi madoniti come Petralia Sottana, Polizzi Generosa o Collesano, raggiungibili dall'autostrada palermitana, e da lì si prosegue verso Piano Battaglia su strade di montagna tortuose. I mezzi pubblici toccano i paesi ma non sono pensati per gli escursionisti, quindi conviene organizzarsi in modo autonomo. Da Piano Battaglia in poi si procede esclusivamente a piedi.

L'anello del Carbonara è un'escursione impegnativa ma non tecnica: il dislivello è significativo e i piani sommitali sono lunghi, con fondo pietroso e roccioso che rallenta il passo. Va affrontato da chi ha buona resistenza e dimestichezza con la montagna, perché l'ambiente è aperto, esposto al vento e povero di punti di riferimento. La segnaletica esiste ma sui pianori carsici può diventare difficile da seguire, soprattutto con nebbia, che qui si alza in fretta. Per questo è saggio portare mappa e bussola, o affidarsi a una guida del parco, ed evitare di avventurarsi con visibilità scarsa.

Il periodo migliore va dalla tarda primavera all'autunno. Maggio e giugno regalano prati fioriti, faggete fresche e giornate lunghe; ottobre offre i colori del foliage e un'aria limpida che moltiplica i panorami. L'estate è gradevole in quota ma può portare caldo e foschia, mentre l'inverno copre tutto di neve e trasforma l'anello in un itinerario riservato agli esperti. La frequentazione resta bassa in ogni stagione: chi visita la Sicilia raramente immagina di trovare una montagna così, e i sentieri ne traggono beneficio.

Un consiglio pratico: parti presto e tieni d'occhio il meteo, perché sul Carbonara la nebbia può arrivare nel giro di poco e cancellare i riferimenti. Porta acqua a sufficienza, perché in quota le fonti sono scarse, e vestiti a strati: anche d'estate il vento sui pianori può essere pungente. E muoviti con rispetto tra gli abeti e gli agrifogli secolari, testimoni preziosi di un mondo alpino sopravvissuto nel cuore del Mediterraneo.

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