Riviera del Conero, Marche

Anello del Monte Conero a picco sull'Adriatico

Sulla Riviera del Conero, a sud di Ancona, un trekking tra leccete, falesie bianche e calette nascoste affacciate sull'Adriatico. Percorso fuori dai mesi balneari di punta, quando la costa selvaggia del promontorio si gode in tranquillità, lontano dalla folla delle spiagge.

Anello del Monte Conero a picco sull'Adriatico

Foto: Gabri307 (CC BY-SA 4.0) — Wikimedia Commons

Il Monte Conero è l'unico promontorio roccioso di tutto l'Adriatico centro-settentrionale, una montagna che cade a picco sul mare appena a sud di Ancona. In estate le sue calette di ghiaia bianca sono prese d'assalto e gli accessi vengono contingentati, ma chi sale sui sentieri del parco fuori dai mesi balneari scopre un altro Conero: boschi profumati, falesie a strapiombo e panorami che si aprono sull'azzurro senza un'anima intorno. È la stessa costa delle cartoline affollate, vissuta però nella sua versione più selvaggia e silenziosa.

Il promontorio è protetto dal Parco del Conero, attraversato da una fitta rete di sentieri segnalati che permettono di costruire un anello completo. Si cammina dentro una densa lecceta mediterranea, con ginepri, corbezzoli ed erbe aromatiche che profumano l'aria, e a tratti il bosco si apre su belvederi spettacolari. La vetta del Conero offre una vista amplissima sulla costa e, nelle giornate limpide, fino ai monti dell'Appennino. Scendendo verso il mare si raggiungono punti panoramici affacciati sulle due Sorelle, i celebri faraglioni gemelli che emergono dall'acqua, e su calette incassate tra le rocce. Sentieri come quello che porta verso la spiaggia di San Michele o i belvederi sopra la baia consentono di alternare il bosco al respiro del mare aperto.

La base naturale è il borgo di Sirolo, con il suo balcone affacciato sull'Adriatico, le viuzze raccolte e la piazza panoramica da cui lo sguardo spazia sulla riviera. Poco distante c'è Numana, antico approdo, e nell'entroterra del parco si incontra la badia di San Pietro al Conero, abbazia romanica immersa nel verde proprio sotto la vetta, ottimo punto di partenza per gli itinerari sommitali. Tra una salita e l'altra il paesaggio cambia continuamente: il bianco abbagliante delle falesie, il verde scuro della lecceta, il turchese del mare creano contrasti che da soli ripagano la camminata.

Per arrivare, la stazione di Ancona è il riferimento principale sulla linea adriatica; da lì autobus di linea collegano la città a Sirolo e Numana, anche se in bassa stagione le corse si diradano e conviene verificare gli orari. In auto si raggiungono facilmente i borghi e i parcheggi da cui partono i sentieri, ma tenete presente che nei mesi estivi la viabilità e i posteggi vicino alle spiagge sono regolamentati. Una volta nel parco ci si muove esclusivamente a piedi: i sentieri sono ben segnalati e si possono combinare in anelli di diversa lunghezza e difficoltà, alcuni semplici e panoramici, altri più ripidi nei tratti che scendono verso il mare.

Il periodo migliore è la tarda primavera, tra maggio e giugno, oppure settembre. In questi mesi la macchia mediterranea è rigogliosa o ancora profumata, le temperature sono ideali per camminare e il mare offre i suoi colori più belli senza la calura. Soprattutto, si resta fuori dai mesi balneari di punta: in luglio e agosto il promontorio è affollatissimo, gli accessi alle spiagge limitati e i sentieri più frequentati, mentre a maggio, giugno e settembre si cammina in tranquillità, incrociando pochi escursionisti e godendo dei belvederi in solitudine. La costa selvaggia del Conero dà il meglio di sé proprio quando le spiagge non sono ancora, o non sono più, l'unica meta dei visitatori.

Un consiglio pratico: alcuni sentieri che scendono alle calette sono ripidi, esposti e a tratti franosi, quindi informatevi sempre sulla loro percorribilità prima di partire, perché dopo le piogge o le mareggiate alcuni tratti vengono chiusi per sicurezza. Indossate scarpe da trekking con buona aderenza e non affidatevi alle ciabatte da mare anche se la meta è una spiaggia. Portate acqua abbondante e un cappello, perché nei tratti esposti il sole batte forte anche fuori stagione, e partite presto al mattino per godere della luce migliore sulle falesie e per avere i belvederi tutti per voi.

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