Anello del Corno alle Scale
Sul tetto dell'Appennino bolognese, sopra Lizzano in Belvedere, il Corno alle Scale offre laghi glaciali, brughiere di mirtillo e crinali aspri. Fuori dalla stagione sciistica è una montagna silenziosa, lontana dai grandi flussi turistici.
Foto: Maeror (CC0) — Wikimedia Commons
Pochi sanno che Bologna ha la sua montagna, e che è una montagna vera. Il Corno alle Scale, sul crinale che separa l'Emilia dalla Toscana, è la cima più alta dell'Appennino bolognese, e fuori dalla breve stagione dello sci alpino diventa un mondo a sé: brughiere, laghi glaciali, pareti rocciose e un silenzio che sorprende chi è abituato a pensare l'Appennino come una collina addomesticata. Qui invece il crinale è aspro, ventoso e ampio, e nelle giornate limpide lo sguardo arriva fino al mare.
Il cuore dell'escursione è l'anello che collega i luoghi simbolo del massiccio. Un buon punto di partenza è la zona di Madonna dell'Acero o del Cavone, sopra Lizzano in Belvedere, da dove i sentieri risalgono i versanti boscosi fino a sbucare sul crinale aperto. Salendo si lasciano i faggeti e si entra nel regno della brughiera: distese di mirtilli, ginepri e arbusti bassi modellati dal vento, che a fine estate si caricano di frutti e in autunno virano al rosso ruggine. È un paesaggio quasi nordico, inatteso a queste latitudini.
La meta più amata è il Lago Scaffaiolo, uno specchio d'acqua incastonato sul crinale poco oltre il confine, in posizione spettacolare e ventosissima, accanto al quale sorge il Rifugio Duca degli Abruzzi, uno dei più antichi dell'Appennino. Dal lago si può salire alla vetta del Corno alle Scale percorrendo il crinale, toccando i punti panoramici noti come Punta Sofia e Punta Giorgina, che si affacciano a strapiombo sui valloni rocciosi. La cima offre una vista a trecentosessanta gradi sulle dorsali appenniniche, e nelle giornate terse fino alla pianura e alle Alpi lontane. L'anello classico permette di salire da un versante, percorrere il crinale toccando lago e vetta, e rientrare da un sentiero diverso, chiudendo il giro senza ripercorrere i propri passi.
Si arriva in auto da Bologna risalendo la valle del Reno fino a Lizzano in Belvedere e ai suoi villaggi di montagna, da dove partono i sentieri segnati. La fascia escursionistica è di media difficoltà: i dislivelli sono quelli di una montagna vera e alcuni tratti del crinale sono ripidi e sassosi, ma non ci sono passaggi tecnici se si resta sui sentieri principali. È un percorso adatto a chi ha un minimo di allenamento e gambe abituate a salire, affrontabile in giornata. Sul crinale, però, il vento e la nebbia possono arrivare all'improvviso, e in quei tratti aperti l'orientamento richiede attenzione.
Il periodo migliore evita accuratamente l'inverno, quando la zona si trasforma in stazione sciistica e la quiete sparisce. Giugno è splendido per i prati fioriti e l'aria ancora fresca; settembre e ottobre regalano la stagione dei mirtilli e poi il foliage dei faggeti, con luci tese e poche persone sui sentieri. Proprio fuori dai weekend di neve, il Corno alle Scale torna a essere la montagna silenziosa che è sempre stata, frequentata da escursionisti locali e poco altro. Anche nei fine settimana estivi, allontanandosi dal lago più gettonato, si ritrova presto la solitudine del crinale. È curioso pensare che questa montagna severa e ventosa sia a meno di un paio d'ore di auto da una grande città: la prossimità a Bologna non l'ha addomesticata, e basta mettere lo zaino in spalla per dimenticare del tutto la pianura e i suoi ritmi.
Un consiglio pratico: porta sempre una giacca a vento e uno strato caldo, anche d'estate. Il crinale del Corno alle Scale è uno dei luoghi più ventosi dell'Appennino, e il tempo può cambiare in fretta passando dal sole alla nebbia fitta nel giro di pochi minuti. Parti con acqua a sufficienza, perché sulle creste non ci sono fonti, e se vai a fine estate tieni d'occhio i cespugli di mirtillo: raccoglierne una manciata lungo il cammino è uno dei piccoli piaceri che rendono questa montagna così speciale.