Alta Via delle Dolomiti Friulane (AV6)
In provincia di Pordenone, l'Alta Via numero 6 attraversa le Dolomiti Friulane, le più selvagge e impervie dell'intero arco dolomitico, prive di impianti di risalita. I rifugi sono pochi e distanti, e gli incontri sui sentieri ancora più rari: è il regno della solitudine in alta montagna.
Foto: Antonio De Lorenzo (CC BY 2.5) — Wikimedia Commons
Le Dolomiti più famose sono fatte di rifugi affollati, funivie e pareti illuminate dai flash. Le Dolomiti Friulane sono l'esatto contrario: ripide, friabili, scarse di acqua e di punti d'appoggio, prive di impianti di risalita. Per questo sono rimaste tra le più selvagge e meno frequentate di tutte, tanto da essere chiamate da chi le percorre le Dolomiti dimenticate. L'Alta Via numero 6, soprannominata l'Alta Via dei Silenzi, le attraversa nel cuore del Parco Naturale delle Dolomiti Friulane, area protetta inserita tra i siti dolomitici Patrimonio dell'Umanità.
L'itinerario si sviluppa per più giorni tra valli strette, canaloni di ghiaia e cime severe, appoggiandosi ai pochi rifugi e bivacchi della zona. Tra i punti di riferimento ci sono il rifugio Pordenone, ai piedi del gruppo del Cridola e dei Monfalconi, base di partenza per molti che affrontano la traversata; il rifugio Padova, sul versante cadorino; e l'area di Forni di Sopra, all'estremità friulana del percorso. Tra una struttura e l'altra il cammino passa per forcelle alte e isolate, dove si può camminare per ore senza incontrare nessuno e dove l'acqua va gestita con attenzione perché le fonti sono rare.
Il paesaggio è quello di un mondo minerale: ghiaioni mobili, guglie friabili, foreste fitte nei fondovalle e l'assenza quasi totale di segni umani. È proprio questa durezza ad aver tenuto lontano il turismo: qui non si viene per fare una passeggiata, ma per immergersi in un ambiente impegnativo e poco addomesticato.
Si raggiunge la zona da Pordenone risalendo la Valcellina verso Cimolais e Claut, oppure dal versante carnico passando per Forni di Sopra. L'auto serve per arrivare ai punti di partenza, poi tutto si fa a piedi, dormendo nei rifugi e nei bivacchi lungo il percorso.
Il gruppo dei Monfalconi e dello Spalti di Toro, che fa da scenario a buona parte del percorso, è un labirinto di torri, campanili e forcelle che ha pochi eguali nelle Dolomiti per asprezza e verticalità. Qui non ci sono i prati ondulati e i panorami addomesticati delle valli più turistiche: il terreno è dominato dalla roccia chiara e dalle ghiaie, e la vegetazione si arrampica solo nei fondovalle, dove sopravvivono mughete e abetaie. È un ambiente che richiede di camminare con gli occhi sempre attenti, perché la traccia a volte si confonde tra i sassi e l'orientamento diventa parte integrante dell'esperienza, ma proprio questa essenzialità è ciò che attira chi cerca la montagna più autentica.
La difficoltà è alta e va detto chiaramente: l'AV6 è considerata una delle Alte Vie dolomitiche più impegnative. Le tappe sono lunghe, i dislivelli marcati, i sentieri spesso esposti, su terreno friabile e malagevole, con passaggi su ghiaie mobili e tratti che richiedono piede fermo e assenza di vertigini. Non è un itinerario per principianti: serve esperienza di alta montagna, capacità di orientamento e autonomia, perché i soccorsi e i punti d'appoggio sono distanti. La scarsità di rifugi obbliga a pianificare bene ogni tappa e l'approvvigionamento d'acqua.
Il periodo migliore è la piena estate, quando i rifugi sono aperti e i sentieri liberi da neve. Luglio e agosto offrono le condizioni più stabili, mentre settembre regala aria limpida e una solitudine ancora più profonda, ma con il rischio dei primi freddi e di strutture che iniziano a chiudere. La folla, qui, non è mai un problema: anche in alta stagione le Dolomiti Friulane restano tra gli angoli più deserti delle Alpi orientali, perché la fatica e l'asprezza scoraggiano il turismo occasionale.
Un consiglio pratico: pianifica con cura prima di partire, verificando l'apertura effettiva dei rifugi e dei bivacchi, le distanze tra le fonti d'acqua e le condizioni del meteo, perché in queste valli un temporale può rendere pericolosi i canaloni di ghiaia. Porta acqua in abbondanza, scarpe robuste e una buona dose di prudenza, e valuta onestamente la tua esperienza: l'AV6 ripaga con un senso di wilderness raro nelle Alpi, ma chiede in cambio rispetto e preparazione. Se la traversata completa è troppo, si possono assaporare singole tappe partendo dai rifugi raggiungibili dai fondovalle.