Alta Via del Sale da Limone Piemonte a Monesi
Sul confine tra Piemonte e Liguria, l'Alta Via del Sale corre sopra i 2000 metri lungo un'antica strada militare gravel tra Italia e Francia. Aperta solo nella breve finestra estiva e a numero chiuso, resta uno dei percorsi d'alta quota più selvaggi e silenziosi delle Alpi.
Foto: Andrea Levico (CC BY 3.0) — Wikimedia Commons
Ci sono strade che esistono solo per qualche settimana all'anno. L'Alta Via del Sale è una di queste: un nastro sterrato che si arrampica sulla cresta delle Alpi Liguri, oltre i duemila metri, là dove un tempo passavano le carovane del sale e poi i militari che fortificarono il confine. Per gran parte dell'anno è sepolta dalla neve; quando si libera, in piena estate, diventa un'esperienza d'alta montagna in bicicletta che pochi luoghi in Italia possono offrire. È proprio questa finestra stretta a tenerla selvaggia e poco affollata: non è un posto dove si capita per caso.
Il percorso classico unisce Limone Piemonte, in provincia di Cuneo, al borgo di Monesi, in Liguria, seguendo l'antica strada militare che corre lungo lo spartiacque tra il versante italiano e quello francese. Si sale dal Colle di Tenda, si guadagna la quota dei pascoli alti e poi quella della pietraia, sfilando accanto ai forti ottocenteschi che presidiavano il confine. Da lassù lo sguardo spazia dalle vette delle Marittime fino, nelle giornate terse, al mare della Riviera: è una delle pochissime creste alpine da cui si vede il Mediterraneo. Si passa nei pressi di cime e colli che segnano il triplice incontro tra le valli, in un paesaggio di rocce, conche e laghetti dove l'unica presenza è quella delle marmotte e dei camosci.
Non è un itinerario per tutti, ed è giusto dirlo. Il fondo è sterrato di montagna, a tratti sconnesso, sassoso, con tornanti esposti: serve una mountain bike o una gravel robusta con gomme generose, e una buona dimestichezza con la guida fuoristrada in quota. Il dislivello è importante e, soprattutto, l'altitudine costante sopra i duemila metri rende ogni sforzo più faticoso e il meteo più imprevedibile. L'impegno è elevato: non per la tecnica estrema, ma per la lunghezza, l'esposizione e l'ambiente d'alta quota dove un cambio di tempo si affronta senza ripari. Molti scelgono di affrontarla anche in versione assistita o spezzandola, e diversi servizi navetta portano i ciclisti in quota per godersi soprattutto la parte di cresta. È fondamentale informarsi prima sulle condizioni di apertura e sulle regole di accesso: il transito sulla strada è regolato, a numero chiuso e con pedaggio nei tratti gestiti, e i giorni di apertura dipendono dallo sgombero della neve.
La stagione è tutto. La strada è percorribile solo nella finestra estiva, indicativamente da luglio a settembre, quando il manto nevoso si è ritirato e i forti sono raggiungibili. È anche il periodo in cui il clima d'alta montagna è più clemente, pur restando capace di rovesci e nebbie improvvise. Proprio perché la finestra è breve e l'accesso regolamentato, qui non si crea il sovraffollamento di altri valichi famosi: si pedala in solitudine, con il silenzio rotto solo dal vento e dal fischio delle marmotte. Settembre, con l'aria più limpida e le prime luci autunnali, è forse il momento più bello e meno trafficato.
Un consiglio pratico, anzi una regola di sicurezza: partite presto e portatevi a casa con largo anticipo. In quota i temporali pomeridiani sono frequenti e su una cresta esposta non ci si vuole trovare. Vestitevi a strati, mettendo in valigia anche un guscio antivento e antipioggia anche se al mattino c'è il sole, perché lassù la temperatura crolla in pochi minuti. Portate acqua e cibo a sufficienza, perché i punti di ristoro sono pochissimi e distanti, e controllate sempre le previsioni e lo stato di apertura prima di salire. Affrontata con rispetto e preparazione, l'Alta Via del Sale ripaga con una delle pedalate più memorabili e incontaminate dell'arco alpino.